“Un messaggio ai tifosi della Sampdoria? Sono tornato”.

Walter Zenga, nelle prime dichiarazioni, dimostra di essere rimasto il solito “uomo ragno”, un uomo diretto e senza fronzoli.

Chi è Walter Zenga allenatore, meglio conosciuto come Coach Z? Scopriamolo con un estratto de “L’allenatore carismatico” libro scritto a 4 mani con il mental coach Stefano Tavoletti.

Come si può leggere all’interno del libro, nel testo “ha prevalso la voglia di raccontare un qualcosa che non avesse nulla a che vedere con diagonali, zona, schemi, ecc. Senza nulla togliere a questi elementi, indispensabili per fare l’allenatore, le cose che più amo nel mio lavoro sono la passione, il coraggio di applicare le proprie idee e soprattutto la voglia di migliorarsi, sempre. Questo sono io, questo è il mio calcio”.

A come aggiornarsi
Aggiornarsi non significa andare a vedere soltanto gli allenamenti del Barcellona, del Manchester o dell’Ajax, ma anche seguire gli allenamenti delle squadre inferiori, parlare con gli allenatori che hanno problemi di gestione del gruppo, che lavorano senza staff, che fanno tre allenamenti a settimana in condizioni disagiate. Aggiornarsi significa andare in giro per il mondo a vedere come mai un allenatore vince, ma senza copiare il suo metodo di allenamento, ma cercando di capire il perché e come vince e quali mezzi ha utilizzato per vincere.

A come alibi
Io non sopporto le persone che trovano sempre le scuse per ogni cosa: “E’ colpa dell’arbitro, il giocatore non ha capito, è questo è quello”. Se il giocatore non ha capito significa che io non sono riuscito a trasmettere il messaggio nella maniera giusta, non mi sono espresso bene, non mi sono spiegato: è inutile cercare alibi. Gli alibi impediscono di crescere e di imparare. L’errore segnala la necessità di apportare modifiche, la scusa invece impedisce di mettere in moto delle risorse che a volte nemmeno sappiamo di possedere. Quando si accampa scuse stiamo mettendo dei limiti al nostro successo. Un allenatore leader non deve trovare giustificazioni e scuse, ma deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni e dei propri risultati.

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A come ambizione
Possiamo prepararci tutti i metodi di gioco che vogliamo, possiamo essere d’accordo o non d’accordo con un programma di allenamento, ma se non abbiamo l’ambizione, la voglia di arrivare, di confrontarci con qualcosa di più grande di noi, non si arriva da nessuna parte. Nella vita si deve sempre avere l’ambizione di raggiungere il traguardo più alto possibile. Il mio traguardo è quello di vincere il titolo. Mettere l’ostacolo molto in alto per essere costretti a fare uno sforzo enorme per dare il meglio di sé stessi. […]

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C come coerenza
Essere coerenti significa essere capaci di fare in prima persona ciò che si dice di far eseguire agli altri. Io non posso dire ai ragazzi “dovete essere professionisti, dovere arrivare al campo un’ora prima, dovete andare via mezz’ora dopo”, se poi io arrivo cinque minuti prima e vado via dieci minuti dopo. […]

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C come coraggio
Quello che nella vita manca a tanti è avere coraggio, quella sana incoscienza di dire “voglio arrivare lì, voglio che questa squadra vinca”. […] Se vogliamo cambiare, scommettere sui nostri sogni, scegliere di vivere il calcio da protagonisti, ci vuole coraggio. Coraggio significa smetterla con le scuse. Quando tu alzi l’asticella e la porti molto in alto, vuol dire che dai fiducia al tuo gruppo, e se loro sentono la fiducia, sono disposti ad osare di più, ad avere coraggio. Chi non osa nulla, non speri in nulla…

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D come disciplina
Per ottenere un grado di lavoro ottimale ci vuole la disciplina. Come dice Mike Krzizewski, allenatore della nazionale Usa di Basket, in arte Coach K, la disciplina è svolgere il proprio compito nel miglior modo possibile e nel momento prestabilito. La nostra squadra deve essere disciplinata nel lavoro, i giocatori devono prepararsi alla grande, perché quando la fiducia si farà sentire, diventeremo stanchi e la stanchezza ci farà commettere errori. E se facciamo errori la squadra perde…

E come emozionare
L’allenatore non dovrebbe mai essere arrabbiato, pigro, triste. Non dovrebbe avere sentimenti negativi, ma essere positivo sempre, in qualsiasi situazione. L’allenatore deve saper emozionare, e lo possiamo fare in un solo modo, con la passione. […]

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M come mentalità vincente
La mentalità vincente è quella leva motivazionale che ti fa andare all’allenamento, non perché devi ma perché vuoi, perché lo senti. Per mentalità vincente intendo quella squadra e quei giocatori che vogliono sempre migliorarsi e che – a prescindere – rifiutano l’idea della sconfitta. Un allenatore è un vincente non perché la propria squadra vince, ma perché ha creato un gruppo, un’idea, una squadra organizzata e disciplinata nel lavoro. Un allenatore deve essere credibile, non fermarsi davanti a un problema, ma soprattutto avere sempre soluzioni pronte e attuabili.

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O come onestà
Il valore più importante che un allenatore dovrebbe possedere è l’onestà. Io devo essere onesto con i miei giocatori, ma soprattutto devo esserlo con me stesso. “Io non prometto di farti giocare, ti do il mio 200%, ti do la mia professionalità, la mia onestà, ti metto a disposizione uno staff, penso ai minimi particolari, ma tu in cambio mi devi dare il tuo 100%, voglio la tua partecipazione totale. E poi ti do soprattutto una cosa, che non la compri da nessuna parte, la passione e l’amore per il mio lavoro”.

P come pensieri
La vita è un riflesso dei nostri stessi pensieri. Pensare negativo si riflette nella nostra vita in negativo; entrare in campo pensando di perdere conduce inevitabilmente alla sconfitta. Ovviamente vale anche il contrario. Pensare è inevitabile e consuma le stesse energie sia in positivo che in negativo, però producono risultati molto diversi. Tanto vale pensare in positivo… Voglio essere io il padrone dei miei pensieri e non farmi dirigere dai miei pensieri. Decido io chi voglio essere, cosa fare e cosa avere. Io penso e la mia visione diventa realtà.

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V come vincere
Non è la vittoria che eleva una persona, ma il come. Un allenatore può essere un vincente anche se non vince niente, dipende da quello che costruisce, dipende da quello che fa, dipende dalla filosofia che dà al suo club. […] Vincente è chi crea una squadra in cui tutti pensano alla stessa maniera in uno stesso identico momento: questo significa organizzazione di squadra.