VIDEO COMPLETO ed estratti dell’intervista di Luciano Spalletti: assolutamente consigliato l’ascolto e la visualizzazione delle immagini del video e non solo la lettura del testo.

Sei partito appunto dal 4-2-3-1, ma sei passato subito a questa suggestione della linea a tre in mezzo che da quanto ho capito hai ripreso da Sousa e dalle cose buone che ha fatto con la Fiorentina, che hai elogiato più volte per il modo in cui non dava mai troppi punti di riferimento e il fatto di cambiare in corsa nel corso della partita.
Questo poi è diventato un po’ il tuo marchio di fabbrica l’anno scorso e anche quest’anno e poi ogni tanto spostandoti a tre o a quattro in maniera più chiara.

Sì, è vero, Ho preso ispirazione da lui per quanto riguarda l’idea di giocare a tre in mezzo. Ma lui è stato molto bravo perché ha proposto in pratica un po’ il calcio più vecchio, quello che c’era quando si giocava anche noi, dove c’era il numero sette che faceva il tornante di destra e a sinistra c’era il fluidificante col numero tre, che poi rientrava e riformava la difesa a quattro. Perché poi come sai c’era il numero due che svolgeva il ruolo di centrale di destra e qualche volta stava più stretto vicino ai centrali e qualche volta andava a coprire nel buco che il sette che giocando come tornante, si lasciava dietro.
Di conseguenza al mio arrivo l’anno scorso abbiamo fatto questa sintesi dei calciatori che stavano un pochettino meglio, allo scopo di prendere subito confidenza con il gioco. Quindi abbiamo trovato questa soluzione di giocare davanti con due punte mobili che non davano mai punti di riferimento e venivano a giocare in modo tale di avere superiorità rispetto all’avversario nella gestione della palla.
La sintesi è che la squadra l’anno scorso era un poco più corta, mentre quest’anno l’abbiamo allungata un pochettino di più.
Questo non vuol dire che oggi sia meglio o peggio. Dipende un po’ dalle caratteristiche dei giocatori che hai a disposizione.
Però è chiaro che nell’allungarla un po’ di più è dipeso dalle caratteristiche della prima punta. Dello ‘striker’.
Questo ha chiaramente favorito Dzeko.
Anche se ha tolto un po’ di densità attorno alla palla. Una caratteristica che il Napoli ha ritrovato giocando proprio con Mertens in quella posizione, dato che lui è un tornante che non dà mai punti di riferimento ed è bravo a venire a prendersi la palla sui piedi.
Anche El Shaarawy o Salah sono giocatori di questo tipo. Vogliono la palla sui piedi perché sono quel tipo di calciatore che poi ti punta.

[…]

Questa è Palermo – Roma.
Qui c’è Palermo – Roma. Mi sembra che Simone abbia voluto far vedere la preparazione di un’azione.
Praticamente quello a cui assistiamo è un fraseggio con i giocatori che vengono tutti sulla trequarti e non si fanno risucchiare dalla fase difensiva avversaria.
Quando vengono marcati devono subito venire incontro alla palla e quando sono troppo corti c’è questo movimento a corrente alternata. Uno va lungo, uno viene dietro…E allunghi la squadra avversaria.Esattamente. E allunghi gli spazi dove poter giocare.
Questa qui in particolare è una palla che diventa sempre difficile da poter valutare. Perché è giocata di prima.
Guarda. È una palla ‘trasversa’. Chi dà la palla guarda, cosa che è un segnale per la linea difensiva, perché se non ci fosse quel gesto, nessuno si aspetterebbe questo tipo di giocata.
Ovviamente quando non dai questa occhiata è meglio, perché così la linea difensiva non riceve nessun segnale e non ha punti di riferimento.
Come vedi mette la palla dietro la linea e El Shaarawy ruba il tempo al difensore. È una questione di centimetri e di attimi.
Vedi il momento in cui sta per colpire la palla? El Shaarawy è già pronto per partire. Il difensore avversario vorrebbe fare fuorigioco, ma lui gli ruba il tempo e gli va alle spalle.
È un passo. È tutta una questione di intesa tra i giocatori.

E questo è il tuo marchio di fabbrica.No. Questo non è il mio marchio di fabbrica. È il marchio di fabbrica di tutti. Perché si lavora sui tempi.
La linea difensiva lavora per fare il fuorigioco. Ma se viene fatto bene l’attacco, si attacca lo spazio sull’impatto della palla come ha fatto Stephan e diventa difficile per la difesa.
Si può essere bravi quanto si pare. È una questione di centimetri. Dieci centimetri più avanti e sei in fuorigioco, se stai dentro di dieci centimetri sei in gioco…
È quella frazione che non diventa più calcolabile poi.E quando alleni la difesa contro questo tipo di palle?

È uguale. Si ripropone questa situazione qui per cui quando la palla è a un metro dall’impatto con il piede bisogna essere già pronti per la ‘scappata’.
L’impostazione e la postura delle gambe deve essere già sulla scappata. Cioè le punte dei piedi devono guardare già la linea del fallo laterale e non la metà campo perché se no la rotazione è completa e non arrivi mai.

[…]

Quanto ha inciso Guardiola per gli allenatori del calcio moderno?

Ha inciso moltissimo.

C’è un prima e un post-Guardiola per gli allenatori?

Sì. Comunque ci sono stati degli allenatori che hanno lasciato il segno. Sacchi. Prima di tutti lo stesso Zeman per quello che riguarda questi tagli e questi attacchi alla profondità. Questi qui sono tutta roba del suo calcio. Anche il taglio sull’attacco alla linea difensiva; il taglio nello spazio dietro le spalle della linea difensiva. Poi ci sono diverse tipologie di provenienza per quello che riguarda questo tipo di giocata. In più va trovata la giusta combinazione tra i giocatori, la giusta intesa. Quindi il tempo. Il decimo di secondo.

Guardiola che cosa ha introdotto?

Guardiola è stato bravissimo a fare questo fraseggio palla sui piedi.
Ogni tanto quando guardavo il Barcellona di Guardiola mi sembrava che esagerasse nel far tenere troppo la palla sui piedi: lui insisteva anche quando aveva già creato tutto lo spazio per chi voleva.
Poi ho capito perché. Perché in questa maniera tu non fai fatica, mentre l’avversario sì. Gli avversari ti devono correre sempre dietro.
Correre dovendo lavorare dietro al ragionamento dell’altro è una fatica enorme. Correre dovendo poi fare metri su una mia scelta è molto più facile.
Per cui è diventato un modello per tutti.
Il gioco di Sarri è questo. Anche il gioco del Bayern di Ancelotti. Lo hanno preso tutti ad esempio. La Sampdoria di Giampaolo, un altro grande allenatore; l’Empoli di Martusciello. Gli è andata male, ma per lunghi tratti del campionato ha fatto bene.

[…]

Torniamo a vedere qualche immagine allora. Questa è Roma – Pescara.

Qui abbiamo questo fraseggio con la palla che poi viene riportata indietro. A questo punto, quando riporti la palla indietro verso il centro del campo, i difensori tendono a salire. Allora tu la ‘imbuchi’. Vedi come sale la difesa? Fanno tutti così. Lo insegnano a Coverciano.

Però l’importanza del contro-movimento di Dzeko in questo caso è fondamentale.

È chiaro. Qui tocca palla due volte e ha ‘guardato’ dando un segnale alla difesa. Però il suo contro-movimento è fondamentale. Loro vengono su e lui va verso la porta, vedi? Sono tutti e due in ritardo nella salita e lui invece ha i tempi giusti per andare su quando entra la palla.

Chi è il più difficile da superare per come mette la linea difensiva in Italia secondo te come allenatore?

Quelli che ci lavorano. Le difese che sono lavorate bene si vedono.

Mi viene in mente Sarri per esempio.

Sarri è il più bravo a fare tante cose. Però anche la Juventus. La linea difensiva della Juventus è di quelle che hanno questa capacità di muoversi assieme e di riuscire a capire le intenzioni dell’avversario. Quei tre lì sono clienti scomodissimi. Magari li trovi anche messi male, ma poi sanno sempre trovare la soluzione, aiutarsi e come fare reparto.
Il Chievo, la Sampdoria, l’Empoli sono invece quelle che ti stanno un po’ più addosso
La sintesi è: che cosa vogliamo fare?
Con una difesa che ti aspetta un po’ di più si gioca a trequarti; quando hai una difesa che ti vuole stare addosso, la devi chiamare fuori e poi gli devi andare alle spalle.
Deve essere capito questo. Questo è il concetto di base.

[…]

Vediamo ancora qualcos’altro. C’è anche qualcosa del Napoli mi dicevi.

[Ndr.Filmato del goal di Salah al Napoli.]

Queste sono due giocate poi da riprendere poi e da mettere assieme al discorso sul Napoli.
Ancora Telecamera tattica dall’alto.
Anche qui abbiamo quello che definisco il riporto in un buco, perché dopo il fraseggio riportiamo la palla dietro e poi la mettiamo alle spalle dei difensori.
Questo è il goal di Salah, ma è la specialità di Callejon. Del Napoli. Come adesso vedremo meglio.

[Ndr. Filmato del goal di Callejon alla Juventus.]

Callejon va sempre o dietro il terzino o fra il centrale e il terzino. Guarda la sua battuta dei piedi quando parte e con questa palla qui.
Guarda come si prepara? Hai visto fa quei tre o quattro passettini. La frequenza. Come la tocca di esterno, questo è il segnale che lui deve partire.
Se ne possono vedere sette o otto di questi goal qui, eh, non uno soltanto.
Vediamone un altro.

[Ndr.Napoli – Bologna.]

Ecco qui. Uno e due. Anche qui lui va sempre lì dietro.
Questo secondo me l’hanno imparato in tanti. Non vorrei svelare una banalità, perché si vedono diversi goal fatti così. Eppure questi del Napoli sono talmente bravi…
Vedi quando lui aumenta la battuta dei piedi? A questo punto potrebbe anche decidere di prenderla sui piedi, perché l’uomo è talmente staccato che andare a attaccargli lo spazio a dieci metri di distanza appare un controsenso, ma sono talmente abituati a fare questo che, anche nelle difficoltà, questa scelta gli appare quella più naturale. È quella per cui si sono preparati, che conoscono e capiscono. E fa goal così.
Tu al tuo calciatore gli spieghi, glielo fai vedere, ce lo fai preparare e ci si prende goal.
Perché loro si sono esercitati tutto l’anno. Tu ti eserciti un allenamento o due. Il tutto l’anno ha un valore superiore a un allenamento o due.

 

Gli estratti dell’intervista sono disponibili in modo integrale su questo sito web: 

http://fratellidelmondo.blogspot.it/2017/06/lintervista-di-luciano-spalletti-la.html