Lo Shakhtar Donestk allenato da Paulo Fonseca, prossima avversaria in Champions League della Roma, è una squadra con un modello di gioco moderno e coraggioso, un sistema organizzato in ambedue le fasi dove emergono le ottime qualità di alcuni giocatori.

La squadra è ben formata ed equilibrata: portiere esperto ed abile con i piedi, vi sono giocatori alti e ben strutturati fisicamente come i difensori centrali, terzini di gamba e buona tecnica, centrocampisti molto completi (uno più tecnico e di geometrie, Stepanenko, l’altro, Fred, più dinamico e di corsa ma comunque con buone qualità), qualità e tecnica importanti nel terzetto alle spalle della punta, il quale ha un buon fisico, è abile nel gioco aereo e nei movimenti di raccordo e di attacco area.

Il sistema di gioco basico è un 1-4-2-3-1.

In fase di possesso, la squadra di Paulo Fonseca prova ad essere padrona del gioco e del campo tramite un gioco di possesso palla e di occupazione funzionale degli spazi, specialmente la zona di rifinitura e le fasce laterali: difatti, in questa fase, il sistema basico non fatica a trasformarsi in un 1-4/5-1, attraverso tagli esterno-interno delle ali e i terzini che si alzano molto dopo un iniziale consolidamento del possesso.

Nello specifico:

  1. Costruzione: corta e palla a terra:coinvolgimento attivo del portiere, i difensori centrali vanno in apertura ottimale, i due centrocampisti centrali partono piatti per poi muoversi in modo verticale attraverso movimenti, rispettivamente, sottolinea e sopra linea, in modo da consentire un uscita della palla di ottimo livello.
  2. Gioco a centrocampo e laterale: i centrocampisti, come detto, sono entrambi impegnati nella costruzione; se necessario, uno tra trequartista e le due ali, si abbassa per favorire l’uscita del pallone, ma è più raro; la zona di centrocampo viene presidiata in ampiezza dai due terzini che si alzano sulla linea dei trequartisti (importante anche in ottica transizione positiva!).
  3. Zona di rifinitura: viene presidiata costantemente dal trequartista e dalle ali che tagliano internamente: obiettivo è ricevere fronte porta e puntare la linea difensiva, se non è possibile si riapre sugli esterni; eseguono combinazioni veloci, anche con la punta, per penetrare centralmente mentre, come accade più spesso, riaperto il gioco sugli esterni, si sviluppano altre situazioni per l’attacco alla linea.
  4. Attacco alla linea: avviene prevalentemente dalle corsie esterne, attraverso tagli interno-esterno delle ali che si erano portate in zona di rifinitura centrale oppure, se queste ricevono palla sugli esterni, attraverso sovrapposizioni, per lo più esterne, dei terzini.

In fase di non possesso, invece, è forse ancora più coraggiosa l’identità costruita dall’allenatore Paulo Fonseca: infatti, a discapito di alcune caratteristiche dei singoli non eccellenti sopratutto nel reparto arretrato, la squadra è molto corta (22/25m) tra i reparti e compatta, aiutata da una linea difensiva alta che accetta di scoprire la profondità, nonostante abbia appunto difensori centrali alti e fisici con mancanze in velocità e scatti; si sistema così con un 1-4-4/2 che predilige la copertura degli spazi e delle linee di passaggio centrali e cerca di indurre l’avversario sulle corsie esterne per portare una pressione sul portatore e sugli appoggi abbastanza aggressiva, lasciando lo scarico dietro.

Nello specifico:

  1. Prima pressione: la squadra preferisce difendersi con un baricentro medio, lasciando il palleggio ai difensori centrali avversari (ciò nonostante ha effettuato anche un pressing alto ove la palla arrivi al terzino avversario dopo un giro palla); blocco compatto e corto, che cerca di indirizzare la palla sulle corsie esterne per poi esercitare sia un pressing a zona aggressivo sia una pressione individuale sul portatore con scalate e copertura degli spazi da parte dei compagni. Si concede lo scarico dietro.

  2. Filtro centrocampo: i centrocampisti prediligono la copertura degli spazi ma sopratutto cercano di schermare le linee di passaggio centrali e negli spazi di mezzo, anche attraverso una forte collaborazione comunicativa da parte dei difensori nel “chiamare l’uomo”; contro una squadra con più uomini tra le linee, danno più attenzione all’uomo che allo spazio.

  3. Linea difensiva: linea difensiva alta, non scappa fino a che non è inevitabile, pronta ad essere aggressiva in avanti; con palla laterale, si danno una linea di copertura con diagonale corta; eseguono il fuorigioco egregiamente, accompagnando e lasciando l’avversario quando necessario; difesa dell’area alta, lasciano più spazio per dei traversoni tra loro e il portiere, qualche difetto nella marcatura dell’avversario in area.

Transizione positiva: Una volta recuperata palla, la squadra cerca immediatamente il contropiede veloce tramite una verticalizzazione sulla punta, se necessario, ma sopratutto con l’immediato attacco della profondità degli esterni; ove ciò non sia possibile, la squadra procede a un consolidamento del possesso con una rete di passaggi a pochi tocchi.

Non si registrano particolari smarcamenti preventivi.

Transizione negativa: Buona abnegazione dei giocatori nello scappare una volta perso il possesso, ovviamente giocatori come Fred ci sono più portati rispetto, per esempio, a Stepanenko;

Si registrano errori nelle chiusure preventive, sopratutto nella marcatura preventiva della punta da parte di un difensore centrale ( così gol subito vs Feyeenord); inoltre lo spazio laterale lasciato libero da entrambi i terzini alti può essere facilmente attaccato.