Nonostante lo spagnolo molto maccheronico, ho provato a tradurre questo articolo che contiene concetti molto interessanti: http://ivanero9.wordpress.com/2011/03/04/la-preparacion-fisica-no-existe/

Cappa: Non so sei d’accordo, ma per me la preparazione fisica in quanto tale non esiste. C’è la preparazione di un giocatore di calcio, di un giocatore di basket, di un giocatore di tennis, ma non una preparazione generale.
Seirul-lo: Condivido. Prima erroneamente pensavo che si dovesse formare un’atleta, per poi trasformarlo in un giocatore di qualsiasi sport. Se si voleva allenare la resistenza, si allenava senza differenza in montagna o al mare… in qualunque posto. E poi questa resistenza veniva adattata allo sport specifico. Così però è sbagliato. Così si perde tempo ed energia, perché ogni sport richiede un trattamento specifico.

C: La velocità, per esempio. Nel calcio ha una sua specificità, ha a che fare con la precisione e la velocità di giocata.
S: Ho allenato anche in altri sport e il calcio è quello in cui più fa la differenza l’abilità del giocatore: la sua intelligenza, il processo decisionale, la sensibilità, la comprensione dello spazio e del tempo… Perché? Nel calcio, bisogna utilizzare queste abilità per muoversi e per giocare, è necessario rimanere concentrati su sé stessi e sulla propria squadra. Pertanto, i talenti di questo sport sono tipi molto speciali.

C: Questo mi ricorda una storia che ho avuto con Maradona. Stavamo guardando una partita di basket di Michael Jordan e gli ho detto, ‘Diego, che grande giocatore è Jordan, giusto?’. E lui mi ha detto; ‘Sì, è un grande, lo ammiro, ma non dimenticare che gioca con le mani, eh?’.
S: Sì, è questa la difficoltà del calcio: i piedi, e ciò comporta molti obblighi nel movimento, che, a sua volta, complicano la percezione e le relazioni interpersonali dell’atleta. I giocatori mi chiedono spesso:
‘Ehi, Paco, perché non alleniamo la velocità?’. E io ho risposto che le alleniamo tutti i giorni all’interno delle situazioni di gioco, perché il calcio è questo: velocità, accelerazione… non serve correre senza palla, ma adattarsi a correre rispetto alla palla e agli avversari.

C: Anche la forza è diversa. Per me la forza nel calcio è astuzia.
S: Certo. Vuol dire applicare la tua energia al momento opportuno. Altrimenti, la forza è inutile. Se sei molto forte e ogni volta che c’è un contrasto l’avversario ti toglie il pallone o tu lo perdi, la forza non serve a niente.

C: Alcune persone pensano erroneamente che i giocatori più alti siano i migliori colpitori di testa. Ma non è vero. Bisogna saper saltare e conoscere il proprio tempismo e le proprie qualità.
S: In realtà, i grandi colpitori di testa non sono mai stati molto alti. Solitamente hanno una struttura media ma sono molto astuti, così riescono a capire il movimento dell’avversario e la traiettoria e la velocità del pallone.

C: Ci sono molti miti per quanto riguarda la forma fisica del calcio. Uno è il riscaldamento; un altro il precampionato; il terzo, i pesi.
S: Sono, per me, tre questioni chiave. Il precampionato è il più grave. Penso che sia impossibile, in un mese, riempire il serbatoio di un giocatore per un’intera stagione. Impossibile. I preparatori, invece, continuano a puntare sull’importanza del precampionato dal punto di vista fisico. Fare allenamenti doppi e tripli per due settimane non è utile ai giocatori. La conseguenza è un affaticamento che pagherano per le prime cinque partite di campionato. Per me è necessario prepararsi esclusivamente per la prima partita del campionato. Poi per la seconda … e così via. Non è possibile effettuare una preparazione precampionato di due settimane senza toccare il pallone. Fa male e non è utile.

C: Quando allenavo in Sud Africa, i giocatori facevano quattro sessioni di allenamento al giorno. Era un massacro. E il riscaldamento, che ne dici? Facevano una sessione di 25 minuti di riscaldamento. Ho visto come faceva il riscaldamento Cruyff quando giocava, sempre con la palla. Maradona, uguale. È vero, ci sono altri giocatori più nervosi che forse hanno più bisogno di correre per combattere il nervosismo. Ma questo è tutto.
S: Ho discusso molto su questo aspetto. Per noi il riscaldamento serve solo per entrare in contatto con i tuoi compagni e con l’ambiente. Questo è lo scopo principale del riscaldamento. Io ho visto mille volte disputare partite senza riscaldamento, senza che nessuno si facesse male. Giocare con il pallone, quindi, non è un problema.

C: Come succede nel basket. I giocatori iniziano subito a giocare e non succede nulla.
S: O nel tennis. Non ho visto i giocatori di tennis fare giri della pista prima di giocare.

C: Il dottor Oliva sostiene che la fatica è in parte psicologica. La stanchezza è influenzata molto dall’umore. Non si vede mai una squadra vincere 4-0 ed essere stanca.
S: Ne è una dimostrazione l’atletica. Chi arriva primo, dovrebbe essere più stanco, poi passa il tempo girando di nuovo la pista, agitandosi … mentre gli altri sono a terra senza forze. Ciò è dovuto al fattore psicologico. Il tuo corpo genera autostima. Tornando al riscaldamento, dal punto di vista biologico è giustificato da un solo piccolo fattore, niente di più.

C: La cosa divertente è che nessuno parla di preparazione fisica, tranne quando la squadra perde. In quel caso serve a giustificare tutto.
S: Sì, sembra che improvvisamente non funzioni la preparazione fisica. E perché i giocatori non corrono? Forse perché stanno perdendo e non viceversa. Quando un giocatore fa due brutti passaggi, la soluzione diventa non correre e recuperare.

C: E la pressione. La costante tensione di vincere anche influenza notevolmente il fisico.
S: Questo è evidente soprattutto nel recupero. Lo stress crea più stress. I giocatori in una dinamica negativa, non recuperare bene e così sono stanchi. Al Barça i nostri allenamenti sono basati sul cambiamento. Non facciamo mai due allenamenti uguali, con la stessa intensità e lo stesso obiettivo. È inutile. Abitudini generano stabilità iniziale ma alla fine sono negative.

C: Inoltre, è necessario allenarsi con creatività. Non prevedere tutto, parlando da un punto di vista calcistico.
S: Io applico una serie di parametri minimi, ma se vedo che l’esercitazione diventa ripetitiva cambio. I giocatori perdono interesse se c’è un sacco di ripetizioni. Gli allenatori che gestiscono meglio questo aspetto sono anche coloro che hanno risultati migliori.

C: Quando faccio un’esercitazione per la difesa, per esempio, non calcolo quanto tempo deve durare. Questo dipende da molti fattori.
S: Molti allenatori sono ossessionati da questo. Se a un esercizio mancano due serie, vanno in difficoltà. I giocatori spesso vogliono sapere esattamente cosa fare per calcolare il dispendio energetico. Io cerco di tenerli sempre allerta perché ciò che conta è la funzionalità dell’esercitazione. Anche questo vuol dire motivare, anche se, ad essere onesti, la motivazione viene principalmente dall’obiettivo di fare gol.

C: Parliamo dei pesi. C’è anche questa ossessione. Molti credono che essere più muscolosi aiuti a giocare meglio. E a infortunarsi meno
S: C’è un errore: assegnare sempre le colpe delle lesioni e degli infortuni alla preparazione fisica. Nel calcio ci sono due cose: incidenti e lesioni. Incidenti, la maggior parte, sono inevitabili, mentre le lesioni, che sono meno, possono essere evitate. Utilizzare i pesi genericamente, nei movimenti e con carichi che non sono correlati al calcio, è un errore che causerà sovraccarichi. Il muscolo deve essere allenato per la forza collegata al calcio, e non genericamente. Un’altra aspetto importante è che da 16 a 19 anni, il giocatore ha bisogno di un allenamento muscolare che lo faccia diventare un atleta. Ma questo va fatto con il pallone, perché il pallone aggiunge l’elemento coordinativo che sarà utile durante una partita. Pertanto, la preparazione fisica va fatta utilizzando il pallone da calcio. Ma parlare esclusivamente di preparazione fisica è un concetto sbagliato. La questione non è avere maggiore forza nelle gambe, ma adattare la forma fisica al gioco del calcio. Altrimenti si rischiano lesioni, dovute a una cattiva preparazione.