Il ruolo (anche?) come funzione

Negli ultimi mesi le nostre Nazionali giovanili hanno ottenuto ottimi risultati che non staremo qui a elencare; in quest’ultimo periodo una di queste, la Nazionale Under 19 guidata da Paolo Nicolato, ha ottenuto brillantemente l’accesso alla semifinale del campionato europeo, che giocherà contro la Francia.

In ambito federale, grossi passi in avanti sono stati fatti specie in relazione alla metodologia di allenamento e al modello di gioco delle selezioni giovanili: ammette Maurizio Viscidi stesso, coordinatore delle Nazionali giovanili e fautore insieme a Sacchi di questa evoluzione, in una recente intervista, che il suo più importante traguardo è stato quello di dare una metodologia di allenamento basata sui principi e non sugli schemi. Così, le selezioni giovanili hanno iniziato un processo che riponesse al centro il talento dei giovani nostrani, creando identità e modelli di gioco che si basano si sui principi ma che possano rispettare anche quelle che sono le specificità, individuali e collettive, di ciascuna selezione: un sistema di macro principi di gioco detto C.A.R.P. (costruzione, ampiezza, rifinitura, profondità) che funge da fondamento e architrave di tutto il movimento nazionale giovanile, senza annullare le caratteristiche e le peculiarità delle varie annate, in primo luogo con la possibilità di stabilire un sistema di gioco più consono a quelli che sono i giocatori della specifica Nazionale.

Questa premessa era doverosa, ma non sarà il tema che ci accingiamo ad approfondire. Doverosa, in quanto, questo cambiamento risponde ai quesiti posti da un calcio moderno sempre più fluido e dinamico, dove anche l’idea di ruolo in campo sta mutando.

In un precedente articolo sugli smarcamenti dei difensori centrali per occupare lo spazio e dare continuità al gioco ( http://www.obiettivorganizzazione.it/lettura-spazio-difensori/ ) abbiamo esordito riportando una frase di Antonio Gagliardi, responsabile della match analysis per la Nazionale Italiana: “Il ruolo non è più una posizione, ma è una funzione”.

Riprendiamo questa frase, perché l’articolo tratterà proprio del significato di questa frase e, nel cercare di capirne appieno il valore, ci aiuterà la sopracitata Nazionale Under 19 semifinalista agli Europei.

Qual è la visione sottesa e che cosa si intende per ruolo? Forniamo una personale interpretazione ( la reale portata di alcune frasi può essere soggetta a molteplici interpretazioni, e forse proprio qui risiede la forza di una idea nuova ).

Precedentemente, si era soliti ritenere che il regista di una squadra fosse il mediano, il numero 4 o 8 che sia; così come si era soliti ritenere che il trequartista fosse l’uomo che gioca dietro le punte, il numero 10 di solito. Nell’evoluzione del calcio, sempre più dinamico o fluido, non esiste più un giocatore che è il regista perché occupa una determinata posizione o perché porta un certo numero sulle spalle, ma esiste il giocatore che fa il regista: può essere anche un difensore centrale che sfrutta il movimento sotto linea del suo mediano per alzarsi e andare a fare il regista, può essere anche una mezzala che si abbassa per favorire l’uscita del pallone mentre il mediano è marcato a uomo. E così, non esiste più un giocatore che è il trequartista perché occupa una determinata posizione o perché porta un certo numero sulle spalle, ma esiste il giocatore che fa il trequartista: può essere anche un esterno di attacco che taglia dentro il campo e va ad occupare la zona di rifinitura o può essere una mezzala che si alza sistematicamente.

Lavorando per principi, ponendo al centro il giocatore e la sua libertà di scelta, permettiamo ai giocatori di interpretare le varie situazioni, seguendo sempre i principi di gioco, e di risolverle attraverso delle scelte e la condivisione delle scelte dei compagni: un giocatore può, ad esempio, riconoscere la situazione e riconoscersi come giocatore più adatto ad andare ad occupare la zona di rifinitura e tagliare dentro dall’esterno, magari perché la mezzala di parte si era aperta prendendo l’ampiezza; oppure una mezzala può buttarsi ad attaccare la profondità perché la punta si era mossa sul corto per favorire la circolazione della palla; oppure un terzino può venire dentro il campo per favorire l’uscita della palla in costruzione dai difensori centrali o dal portiere.

Conta più ciò che si fa che ciò che siamo.

Ed anche in ragione di questo, ritengo che il ruolo sia anche, ma non solo, una funzione: le posizioni in campo, dove i giocatori si sentono a proprio agio in accordo con le loro caratteristiche, hanno comunque importanza, formano la struttura, l’ossatura di qualsiasi squadra, danno dei ruoli “statici”; ma questa ossatura va vivificata, va modellata e va resa, per l’appunto, più funzionale, più “dinamica” tramite l’opera dei giocatori, tramite ciò che sanno fare e il riconoscere ciò che fanno l’un l’altro.

Posizione e funzione coesistono: la funzione, quindi ciò che si fa, aiuta a definire il ruolo, è preponderante, ma non ci sarebbe funzione senza posizione. Il ruolo dinamico ha bisogno del ruolo statico, così come un movimento ha bisogno di un punto di partenza, sennò non sarebbe un movimento da un punto x a un punto y.

Nel seguente video, notiamo come il mediano Tonali, che sarebbe il regista, se marcato a uomo o in posizione inutile per la progressione della manovra, riconosca e condivida la scelta di Gabbia di abbassarsi a fare il regista e si alzi in ampiezza o in zona di rifinitura a fare l’esterno o il trequartista; così come possiamo notare i differenti giocatori che si riconoscono, in varie situazioni, come i giocatori più idonei ad andare ad occupare la zona di rifinitura, cioè la zona mobile tra la linea difensiva e la linea di centrocampo avversaria, andando a fare i trequartisti.