Rafel Pol è l’attuale preparatore fisico del Barcellona. Nato nel 1987, Rafel ha iniziato la sua carriera al fianco di Luis Enrique nell’anno in cui l’allenatore spagnolo guidava la Roma. Il tecnico asturiano ha scelto un preparatore fisico così giovane dopo averne letto la prima pubblicazione, ovvero il libro “La preparación ¿Física? en el fútbol“.

In questo articolo tradotto dallo spagnolo sono spiegate le basi fondamentali sulle quali Rafel Pol sviluppa il proprio lavoro.

La preparazione fisica è stata spesso indicata come fattore determinante per comprendere l’eccellente gioco mostrato dal Barcellona negli ultimi mesi della stagione (non uno, non due, bensì quattro mesi di forma magnifica). Tuttavia, qualsiasi preparatore fisico con un minimo di esperienza smentirebbe questa affermazione. Il Barca ha mostrato una grande forma, ma questo non è dovuto a nessuna preparazione fisica speciale. Con Paco Seirul-lo, con Lorenzo Buenaventura e ora con Rafel Pol i criteri di lavoro sono stati sempre omogenei a partire dal 2003, ovvero da quando Frank Rijkaard inserì Seirul-lo come responsabile della preparazione fisica (fa eccezione la scorsa stagione, quando c’è stato un ritorno alla “preistoria”).

Proprio la scuola di pensiero di Seirul-lo respinge l’osservazione della condizione fisica da un punto di vista analitico. Per lui, e per tutti quelli che hanno seguito il suo metodo, in uno sport complesso come il calcio è necessario un allenamento che tiene in considerazione contemporaneamente le componenti tecniche, tattiche, fisiche, psicologiche, integrando le varie strutture di lavoro. Lo spiega chiaramente proprio Seirul-lo nella prefazione del libro “La preparación ¿Física? en el fútbol“, pubblicato nel 2011 da Rafel Pol, testo che rappresenta le basi ideologiche dell’attuale preparatore fisico del Barcellona:

“La denominazione delle diverse strutture che compongono l’essere umano sono solo astrazioni concettuali che semplificano la realtà, che permettono di organizzare il contenuto dell’allenamento, ma che non dovremmo dividere nell’organizzazione del lavoro, in quanto è necessaria un’interazione tra le varie strutture (…) Inoltre, è importante sottolineare che esiste un rapporto imprescindibile tra il modello di gioco ricercato da un allenatore e tutto il processo di allenamento”.

In relazione alle parole di Seirul-lo, Rafel Pol scrive: “Il modello di gioco non deve corrispondere unicamente ad una filosofia di gioco dell’allenatore, ma deve tenere in considerazione l’individualità di ogni giocatore e il ruolo che può ricoprire all’interno della squadra; a partire da queste considerazioni l’allenatore deve progettare un disegno che riesca a coordinare le potenzialità della squadra, esaltando le qualità individuali di ciascuno dei giocatori”.

In definitiva, uno dei principali protagonisti dello staff tecnico di Luis Enrique spiega che la preparazione fisica, alla quale l’opinione pubblica dà sempre grossa attenzione, è solo uno strumento al servizio dell’obiettivo principale: avere giocatori pronti e adatti per rendere al meglio nel modello gioco che si intende sviluppare.

Per questi motivi, quando su un giornale si legge che il turn-over di autunno è stato decisivo per i successi del Barça, Rafel Pol e Luis Enrique si fanno grosse risate, così come se le farà Seirul-lo nel suo ufficio o Buenaventura da Monaco (lavora nello staff tecnico di Guardiola n.d.a.). Perché in quel turn-over c’erano molte motivazioni: fisiche, di prevenzione, ma anche tattiche e psicologiche (turn-over che aveva l’obiettivo di far riflettere il giocatore per aiutarlo a migliorare e a comprendere la propria collocazione all’interno del modello di gioco). Sempre per i soliti motivi, quando un commentatore radiofonico ha utilizzato l’argomento della condizione fisica dei giocatori del Barca per spiegare i successi ottenuti nel finale di stagione, Luis Enrique ha riso ancora di più perché è la dimostrazione che quasi nessuno ha capito nulla del suo lavoro. Alcuni esempi:

-Paco Seirul-lo (2007) “La preparazione fisica [nel calcio] non esiste. Esiste un’interdipendenza di fattori che influenzano la prestazione”;

Johan Cruyff (1989): “Tutti gli allenatori parlano di movimento e chiedono ai giocatori di correre molto. Io dico che non serve correre molto nel calcio. Il calcio è uno sport in cui si gioca con il cervello. I giocatori devono essere nel posto giusto al momento giusto, né prima né dopo”;

Jose Mourinho (2004): “Per me non esistono giocatori che sono più o meno in forma. Esistono giocatori adattati o meno adatti ad esprimersi all’interno di un modello di gioco. Per me avere una buona resistenza vuol dire essere adatto e pronto per un’idea di gioco, essere capace di realizzare azioni individuali e collettive richieste all’interno di quel modello di gioco”;

-Pep Guardiola (2010): “Lascia perdere, la preparazione fisica non esiste. Levatevi questo concetto dalla mente. Ciò che conta è la collaborazione collettiva in campo, quando queste cose funzionano la squadra va bene. Per questo la preparazione fisica non esiste, ciò che conta è l’organizzazione in campo”.

Ciò che tutti chiamano preparazione fisica o condizione fisica è semplicemente un fattore, strumentale ed accessorio, di una serie di fattori coinvolti all’interno di un sistema complesso. E’ solo una delle variabili da tenere in considerazione quando si deve costruire le varie componenti di un modello di gioco. E’, tra l’altro, una variabile meno importante rispetto alle altre che danno forma al modello di gioco – ovvero il ruolo assunto dai giocatori dentro e fuori dal campo, il loro livello tecnico e tattico, la consapevolezza tattica degli stessi giocatori, l’ambizione o la capacità di superare le avversità che emergono all’interno di una squadra.

Nella plurivittoriosa stagione del Barcellona, la preparazione fisica rappresenta il fattore meno determinante e importante: questo aspetto rende profondamente orgoglioso Rafel Pol, il preparatore fisico della squadra, perché lui è consapevole di essere un facilitatore di dinamiche collettive che portano al successo.

Concludiamo con una frase di Seirul-lo, maestro di Pol:

“Fare qualcosa che non si ritrova durante la partita è ridicolo. Per questo non possiamo pensare che il giocatore migliora la resistenza correndo sulla spiaggia, ma in ogni caso può essere importante come lavoro di prevenzione. La stessa cosa vale per quanto riguarda il lavoro sulla forza in palestra: è impossibile allenare la forza per il calcio in una palestra attraverso un lavoro con carichi esterni. In un contesto tanto complesso come quello del gioco del calcio, non è allenante tutto ciò che ignora questa complessità”.

Traduzione di un articolo scritto da Marti Perarnau, autore della biografia su Guardiola Herr Pep.