A cura di Francesco Bonacci – Allenatore in seconda e match analyst Aquila 1902 Montevarchi (Serie D girone E) – Arezzo 09/03/1994 francescobonacci94@gmail.com

La match analysis, attraverso sedute video individuali con i giocatori, è uno strumento importante da utilizzare durante la stagione. Infatti, ritengo che sia efficace e allenante svolgere sedute video individuali non solo con i giocatori a disposizione ma anche con coloro che, magari per infortunio o squalifica, non sono a disposizione per allenamenti e/o partita (i quali, quindi, stanno vivendo un periodo di integrale o parziale inattività).
Allora, poniamoci questa domanda: in questo momento di stop forzato dall’attività agonistica, in cui i giocatori si allenano individualmente da casa (quindi in un regime di parziale inattività) e solo da un punto di vista fisico-atletico, potrebbe essere efficace e allenante lavorare anche attraverso la match analysis individuale?

La risposta è affermativa! Vediamo perché:

  • La teoria secondo cui l’apprendimento motorio seguisse un rigido modello seriale è stata messa in crisi dalla scoperta (ad opera di scienziati italiani) dei neuroni visuo-motori, i quali si attivano sia quando un soggetto compie un atto motorio sia quando un soggetto è sottoposto a uno stimolo visivo (duplice attitudine);
  • Di questa classe di neuroni fanno parte i neuroni canonici (i quali si attivano quando un individuo osserva un oggetto e determinano la possibilità di interagire con esso) e i neuroni specchio, i quali si attivano non solo quando si compie un’attività motoria finalizzata ma anche quando si osserva un altro individuo che compie una medesima azione;
  • Questo processo, però, si compie solamente quando un soggetto vede fare un’attività motoria che fa già parte del suo vocabolario, che conosce e che ha precedente imparato: in questo modo, possiamo dare un significato a ciò che vediamo fare ad un altro (“so quel che fai”) e anche prevedere ciò che stanno per fare (“so quel che farai”);
  • Perciò, guardare un giocatore che calcia un pallone sollecita gli stessi neuroni che sono utilizzati sia per vederlo che per eseguire lo stesso atto!
  • Addirittura, si ritiene come i neuroni specchio possano attivarsi anche quando si osservano azioni intransitive, cioè mimate da altri o immaginate da noi stessi;
  • I neuroni specchio non determinano direttamente la contrazione dei muscoli, ma inviano i segnali ai neuroni dell’area primaria, dai quali poi partono gli stimoli diretti ai muscoli, solo se un individuo realizza un comportamento finalizzato.

Partendo da questi brevi cenni, possiamo mettere in evidenza come:

  • Se l’apparato neuromuscolare si attiva allo stesso modo sia se un giocatore compie un gesto in campo sia se vede farlo ad altri, a maggior ragione si attiverà quando vede sé stesso, attraverso un video, compiere un atto e dei gesti in campo: è un’attività che conosce, che ha imparato ma, soprattutto, è importante che il giocatore riconosca la finalità dell’atto che vede!
  • Infatti, facendo compiere o vedere a un giocatore un’attività motoria non finalizzata, lo stimolo che determina la contrazione muscolare non coinvolge la medesima struttura (neuroni specchio e corrispondenti fibre muscolari) che è invece interessata durante la partita, dove ogni atto motorio è finalizzato!
  • Per esempio, far vedere tramite il video a un giocatore solamente un errore tecnico di postura e ricezione del pallone, decontestualizzato da un contesto di gioco, non è così efficace e allenante: sarebbe sicuramente più efficace e allenante far vedere, se la finalità o l’intenzione di gioco è quella di giocare in avanti, qual è stato l’errore nella postura e nell’orientamento del corpo (errore tecnico) nel raggiungere l’obiettivo tattico (la finalità); oppure è altrettanto importante far vedere errori di scelte di gioco (errori tattici) nelle varie situazioni di partita.

Perché, quindi, è importante che i giocatori, ora che sono a casa, lavorino anche in questo modo?

  1. Il cervello è un muscolo, e come tale va allenato e continuato ad allenare;
  2. Semplicemente, guardando s’impara: l’apprendimento per imitazione è un impulso primordiale alla base della esistenza umana (si pensi a un bambino che imita i gesti del padre);
  3. In un periodo di parziale inattività, il cervello non deve disadattarsi alle situazioni e alle letture di gioco e deve continuare a fare esperienza: si potrebbe far rivedere a un giocatore gli errori che prima faceva e che ora non fa, e quelli che continua a fare o fa (sia per far ricordare il percorso svolto e rafforzarne i successi, sia per porsi in ottica propositiva e migliorativa);
  4. Inoltre, potrebbe essere efficace far vedere come i giocatori di alto livello affrontano situazioni e letture di gioco uguali a quelle che affronta il nostro giocatore (l’apprendimento per imitazione degli “idoli” è molto forte!)
  5. Serve equilibrio e cautela: il giocatore a casa non starà mai tanto tempo a guardare dei video! Inoltre, potrebbe non comprendere ciò che sta vedendo e non porvi la domanda così come potrebbe non averne interesse perché si è ancora lontani dal ritorno in campo!

In conclusione, allenare con i video i giocatori a casa (o infortunati durante la stagione) permette di far vivere al loro sistema neuromuscolare, e quindi al loro cervello, gli stessi stimoli e la stessa esperienza di quando si allenano e giocano realmente!