Intervista rilasciata dall’accoppiata Marra-Savoia, preparatori fisici della Fiorentina, a Il Nuovo Calcio nel numero di gennaio 2014.

Per quanto riguarda gli aspetti fisici, abbiamo sentito i preparatori Emanuele Marra e Cristian Savoia, che hanno spiegato come lavora la Fiorentina.

Iniziamo con i sette giorni tipo: parliamo della scansione classica, quando non avete impegni infrasettimanali…
«Si parte dalle scelte del mister in funzione dell’avversario da affrontare; le proposte vengono sviluppate in forma allenante con presupposti tecnico-tattici e le attività sul campo sono monitorate con i GPS; il pallone è praticamente sempre presente».

Il lunedì con gara la domenica non si riposa, vero?
«No, ci si allena. Il mattino chi ha giocato esegue un lavoro defaticante e chi non è entrato in campo o ha recuperato completamente svolge una seduta. Il pomeriggio è libero per tutti».

Andiamo nei dettagli…
«Allora, per stabilire chi si deve allenare e chi deve effettuare il defaticante, facciamo riferimento ai minuti giocati e ai dati di video-match analysis; in particolare, teniamo conto della potenza metabolica. Le informazioni ricavate dalla VMA sono molteplici e si riferiscono sia agli aspetti tecnico- tattici sia a quelli fisici.
Per quest’ultimi, consideriamo la distanza coperta alle varie velocità, la potenza metabolica, le accelerazioni e le decelerazioni. Questi parametri non vengono analizzati in modo esclusivo, ma integrati ad altre informazioni come la situazione del momento, il ruolo, il sistema di gioco, l’andamento della gara… Valutiamo la prestazione, e quindi l’atleta, in tutta la sua completezza e complessità».

Come funziona il defaticante?
«È una seduta di scarico, con corsa a bassa intensità, a 8-10 km/h, per 4 blocchi da 3-4’ circa; in questo modo i cataboliti vengono smaltiti più velocemente. Poi, per il recupero utilizziamo strategie legate al massaggio, allo yoga e a un circuito in vasche di acqua fredda-calda per un totale di circa 6-7’».

Chi non ha giocato?
«Lavoro con la palla, monitorato con i GPS, nel quale si cerca di raggiungere potenze metaboliche paragonabili a quelle che si rilevano in partita; ovviamente, se l’allenamento dura meno del match, si riescono a ottenere anche valori di potenza metabolica superiori».

Il martedì?
«Si riposa! Gli atleti che sono scesi in campo la domenica recuperano meglio le energie e le scorte di glicogeno; inoltre, anche chi si è allenato di lunedì può fare lo stesso».

Il giorno successivo?
«Doppio! Si incomincia in palestra con la forza funzionale. Utilizziamo esercitazioni a corpo libero e con piccoli attrezzi, tipo TRX, piani instabili, elastici, kettlebell, bilancieri, fitball, manubri. Si allena il movimento e non il muscolo isolato. Le proposte sono, ad esempio, di pesistica adattata, torsioni per le catene crociate, per il recupero dell’equilibrio e arresti monopodalici in diverse modalità. Si opera in circuito e il volume viene stabilito solamente in parte. La vera discriminante della quantità dello stimolo è il mantenimento della qualità del movimento. Indicativamente, il circuito di forza dura 20’. Poi, si va in campo e il mister agisce dal punto di vista tattico per 30-45’».

Nel pomeriggio?
«Ci concentriamo sugli aspetti neuromuscolari della forza. Le esercitazioni hanno sempre una forte componente
tecnico-tattica, ricercando allo stesso tempo numerose accelerazioni e decelerazioni.
Tutto viene sviluppato in situazione, come ad esempio 3>3, 3>2, 2>1 e per il controllo del carico facciamo riferimento ai dati dei GPS».

Di giovedì, invece, quali sono le proposte?
«Anche in questo caso, l’allenamento è situazionale e analizzato con i GPS. Dal punto di vista fisico, rispetto al mercoledì, si effettuano minori accelerazioni e decelerazioni e si ricerca uno stimolo rivolto alla “resistenza”. Il volume è superiore e si tende comunque a mantenere alta l’intensità e le velocità di corsa. Un esempio potrebbe essere un possesso 10>10».

Poi ci si avvicina alla partita…
«Il venerdì operiamo con un’attivazione a secco, utilizzando stimoli esplosivi e accelerazioni. La seduta prosegue
con proposte tecnico-tattiche, palle inattive e gara finale. Il sabato è il classico allenamento di rifinitura.»

Lavorate molto in situazione: ma chi decide le proposte?
«Vengono studiate e stabilite insieme al mister; in questo modo, riusciamo a proporre allenamenti che rispondono alle esigenze tecnico-tattiche e a quelle fisiche, ovvero potenza metabolica, accelerazioni, decelerazioni; il tutto viene raggiunto modulando le componenti che possono incidere sull’esercitazione stessa come spazi, numero
giocatori, tempi di lavoro e di recupero».
Cosa differenzia i mezzi del mercoledì da quelli del giovedì?
«Il mercoledì la parte fisica ha come obiettivo l’allenamento degli aspetti neuromuscolari e quindi nelle esercitazioni ricerchiamo numerose accelerazioni e decelerazioni, anche superiori rispetto a quelle in partita. In questo caso, non sono la potenza metabolica e la velocità i parametri di riferimento prioritari, si opera in spazi ridotti e quindi difficilmente si riescono a ottenere potenze metaboliche e velocità simili a quelle della gara; però, le accelerazioni e le decelerazioni sono superiori. Il giovedì le proposte sono più orientate alla resistenza; sono più estensive e vengono svolte in spazi più ampi. In questo caso, contano sì la velocità e la potenza metabolica.
Gli esercizi sono sempre specifici e catalogati, di conseguenza ogni parametro che condiziona il carico avrà caratteristiche particolari e ben definite».

Come organizzate la fase di riscaldamento?
«Il 90% delle volte è a secco e dura circa 15’; comprende mobilizzazione, sempre stretching dinamico e, alla fine, reattività».

Per quanto riguarda la prevenzione?
«I giocatori, prima di entrare in campo, il lunedì e il giovedì svolgono un lavoro individualizzato a seconda delle problematiche individuali; il venerdì questo intervento è facoltativo».

E a proposito di test?
«Poiché ci basiamo sulla potenza metabolica e sui dati che si ricavano dai GPS e dalla VMA, non proponiamo test. II nostro test è la prestazione e l’allenamento quotidiano».

Quali strategie usate dopo la partita?
«Ciò che conta è recuperare il più velocemente possibile le energie. Particolare attenzione viene data all’integrazione
alimentare dopo il novantesimo, con alimenti solidi e liquidi; in questo modo la resintesi del glicogeno è favorita e velocizzata. Quando giochiamo in casa cerchiamo di incrementare la percezione di recupero stesso con l’immersione delle gambe in vasche di acqua fredda.»