Simone Inzaghi è l’unico ad aver vinto la Coppa Italia e la Supercoppa italiana con i biancocelesti sia da calciatore che da allenatore. L’allenatore piacentino in questi anni di permanenza alla guida della Lazio di Lotito si è guadagnato l’ammirazione di molti addetti ai lavori, tanto da essere accostato alla Juventus per il dopo Allegri.

Andiamo adesso ad analizzare la strategia tattica scelta dal mister della squadra capitolina nella finale di coppa Italia contro l’Atalanta di mister Gasperini.
Il sistema di gioco utilizzato sia in fase offensiva che in fase difensiva è il collaudato 3-5-2.

In fase di possesso i due quinti stanno sempre molto larghi e garantiscono ampiezza in tutti i momenti della gara.
In costruzione la Lazio dopo aver efffettuato qualche passaggio e aver attirato i giocatori bergamaschi al pressing alto, lancia lungo e alza molti giocatori per conquistare la seconda palla.
L’Atalanta è una squadra che marca a uomo i giocatori avversari, Correa e Luis Alberto per ricevere palloni più puliti e uscire dalle marcature avversarie a volte si defilano sul lato sinistro del campo.
Correa si smarca e riceve costantemente fra le linee avversarie e, quando Immobile viene incontro o si allarga, Parolo attacca gli spazi creati dall’attaccante napoletano fra le maglie della difesa nerazzurra.
L’attaccante centrale della Lazio, attacca la profondità con tagli alle spalle dei braccetti di difesa dell’Atalanta.
Perso il possesso della palla la Lazio va subito in riaggressione con tutti i giocatori offensivi, anche i difensori della Lazio sono molto aggressivi e tentano l’anticipo per fermare sul nascere le ripartenze avversarie.

La finale di Coppa Italia ha visto affrontarsi due squadre che hanno messo in campo una grande intensità e i giocatori della Lazio hanno prevalso, vincendo molti duelli individuali ed essendo molto aggressivi. La Lazio in fase di non possesso ha fermato sul nascere molte delle azioni della squadra nerazzurra effettuando un pressing alto e, molte volte facendo anche fallo, soprattutto su Ilicic.
La prima pressione da parte della squadra di Inzaghi era così organizzata: i due attaccanti che oscuravano le linee di passaggio per i due mediani avversari e indirizzavano la giocata su un braccetto, sul braccetto di difesa la Lazio usciva in pressione forte con la mezzala di parte, il quinto usciva in pressione sul quinto avversario e il braccetto di parte della Lazio si alzava sul trequartista avversario. Il mediano della Lazio dà copertura alla difesa, mezzala e quinto opposto stringono dentro il campo, difensore centrale e braccetto opposto alla palla rimangono due contro uno contro la punta dell’Atalanta.
Quando uno dei due mediani dell’Atalanta si abbassa sulla linea dei difensori per ricevere, il braccetto di parte si alza e si allarga: in quel caso la Lazio temporeggia e chiude tutte le linee di passaggio per poi uscire forte in pressione con la mezzala quando il mediano avversario gioca palla lateralmente per il proprio braccetto che si è alzato.
Quando il quinto di centrocampo dell’Atalanta attacca la profondità, il quinto della Lazio non segue il movimento ma rimane nella propria posizione e il quinto avversario viene assorbito dal braccetto di parte della difesa biancoceleste.
Sulla rimessa dal fondo dell’Atalanta, il portiere bergamasco rinvia lungo: a questo punto i difensori della Lazio non vanno a duellare di testa con Zapata ma si staccano tutti e coprono la profondità, a contrastare l’attaccante colombiano va uno fra Parolo e Lucas Leiva.
I difensori della Lazio seguono sempre il movimento incontro degli attaccanti dell’Atalanta, anche a palla scoperta, e molte volte provano l’anticipo.
In caso di riconquista del possesso la Lazio ribalta subito l’azione partendo in contropiede.