Video analisi della Juventus di Massimiliano Allegri riferita alla semifinale di Coppa Italia vinta contro l’Inter il 27/01/2016. #matchanalysis

La partita vinta contro l’Inter in Coppa Italia è stato un ennesimo segnale di forza della Juventus di Allegri che, dopo un periodo difficile, ha infilato un filotto di vittorie impressionante.

La Juventus di Allegri gioca un calcio posizionale che punta ad esaltare al massimo il talento dei propri giocatori.
La fase di possesso ha inizio con i tre centrali difensivi che coprono tutto il campo in ampiezza e costruiscono il gioco dal basso sfruttando in appoggio un centrocampista (o il mediano basso o chi ha effettuato un interscambio posizionale con quest’ultimo). L’obiettivo principale della sottofase di costruzione è la ricerca di una mezzala, della seconda punta o di un esterno che si sono smarcati tra le linee di centrocampo e difesa avversaria. In alternativa, la Juventus cerca uno sviluppo per vie laterali o una palla morbida sulla prima punta.
In sottofase di preparazione, l’obiettivo della Juventus è creare situazioni di 1c1 o 2c1 su esterno (con mezzala che si allarga) per esaltare le doti dei propri giocatori.

Anche la fase di non possesso è strutturata per esaltare i duelli individuali.
La Juventus ha come prima idea il pressing ultraoffensivo: tutti i giocatori occupano la metà campo avversaria, due difensori cercano sempre l’anticipo sui rispettivi riferimenti posizionati in zona palla mentre l’ultimo difensore garantisce la copertura.
Quando gli avversari gestiscono il possesso palla nella metà campo juventina, la squadra si abbassa con un 5-3-2 con tutti gli effettivi dietro la linea della palla. La difesa gioca a uomo nella zona in modo aggressivo: il compito dei difensori è quello di seguire gli smarcamenti dei riferimenti avversari. Seguendo i movimenti incontro degli attaccanti avversari sino alla linea dei centrocampisti, la Juventus annulla lo spazio tra le linee: questa tattica è adottabile con grande efficacia perché la linea di 5 difensori garantisce costantemente coperture efficaci a chi esce in pressione.

“Non sono un maniaco degli schemi, ma un estroso”

“Se dovessi esprimere la filosofia che sta dietro al mio calcio in una sola frase direi: la semplicità è la massima sofisticazione. Molti allenatori danno importanza ad aspetti tattici e cercano di imprimere nei giocatori alcuni schemi di gioco, io invece amo elevare il tasso tecnico dei singoli attraverso la ripetizione e l’esaltazione dei fondamentali. Non esistono concetti miei, innovazioni particolari che voglio lanciare. Amo la semplicità dei fondamentali portata all’ennesima potenza. Se proprio dovessi cercare un elemento di innovazione del mio calcio è la visione olistica dell’allenatore. Oggi un allenatore è il catalizzatore di vari mondi che impattano tutti sul risultato finale. Nessuno di essi va trascurato”

“Qualcuno vuole far passare il calcio per scienza ma non c’è un cavolo di niente di scientifico. È uno spettacolo, e lo spettacolo lo fanno gli artisti. Qui vogliono spoetizzare il calcio, soffocare la creatività: è questo l’errore più grande che stiamo facendo. Se togli la poesia, allora tanta vale giocarsela al computer. Possiamo parlare per ore di schemi e organizzazione, ma le partite le vincono i giocatori. Se hai Messi, parti già quasi da 2-0. Con Ronaldo idem”

“Sacchi ha stravolto il calcio ma a quell’epoca era più facile portare novità. Prima che tutto fosse filmato e analizzato, ci si metteva tre anni a capire come neutralizzare il 4-3-3 di Zeman. Oggi non puoi più sorprendere: per questo devi affidarti al talento”

Il lavoro di noi allenatori serve a dare un’organizzazione, un’identità, delle indicazioni. A impostare la fase difensiva soprattutto quando stai attaccando. Non sminuisco l’importanza dell’allenatore, ma il suo compito principale è mettere a loro agio i giocatori”

“Il calcio si fa su un prato di 106 metri per 68, si corre con i piedi, si gioca con i piedi, la palla spesso prende giri strani e si pretende che in queste condizioni la soluzione la diano delle situazioni schematiche? Se gli schemi servissero a vincere, perché il Real Madrid ha speso cento milioni per Bale, che molto semplicemente dribbla, tira e spacca la porta? Bisogna saper andar oltre la tattica, gli schemi sono solo una traccia”

a cura di Renato Montagnolo
08/01/1990
Allenatore Uefa B
Allenatore juniores nazionali
Collaboratore tecnico serie D
renato.montagnolo90@gmail.com
3280099902

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