Intervista a José Mourinho del 2005.

– Può descrivere il suo modo di conduzione?

José Mourinho: “C’è stata un’evoluzione e oggi sono diverso da cinque anni fa. In panchina, durante la gara, sono molto più analitico nel
primo tempo perché è in questa frazione che devo aiutare la mia squadra. È difficile comunicare con i giocatori durante una partita di
alto livello. Per questa ragione non grido troppo ma prendo appunti, sempre unicamente in questa prima parte. Analizzo il secondo tempo a casa, a cose fatte. Nella discussione con la squadra dopo i primi 45 minuti cerco di controllare le mie emozioni e di essere come i giocatori si augurano che io sia: ciò significa che posso essere calmissimo, così come posso liberare le mie emozioni se questo è ciò che ci si aspetta da me. C’è sempre un aspetto emozionale, così come c’è sempre un contributo tattico. C’è sempre qualcosa da dire alla squadra a metà partita, invece alla fine è meglio non dire niente perché i giocatori non sono pronti per le analisi. Direi che globalmente ho uno stile di conduzione flessibile rimanendo molto esigente in allenamento. Ho sempre avuto la possibilità di avere più di un campo di allenamento. Preparo così le sedute in maniera da poter passare da una situazione all’altra con un tempo di lavoro molto elevato e un tempo di riposo molto ridotto. Noi cerchiamo la qualità e una grande intensità per brevi periodi. I giocatori lavorano più volentieri (ovunque, in Portogallo come in Inghilterra o in Spagna) se l’allenamento è ben organizzato e serio, e se conoscono le finalità degli esercizi”.