Tesi di Ezio Glerean al Corso Master 1998/99 per l’abilitazione ad allenatore professionista.

PREMESSA
Sono passati tanti anni dalla nascita del gioco del calcio ma l’interesse e l’entusiasmo che proviamo noi, innamorati di questo sport, non conoscono confini né diminuiscono nel tempo.
Con il passare degli anni sono cambiate, via via, le regole per rendere il gioco più spettacolare nel suo svolgimento, non ultima quella dei tre punti che ha dato ancor più importanza alla vittoria e che ha messo i campionati in condizione di essere incerti fino alla conclusione.
Conseguentemente a questo verifichiamo come lo studio approfondito, lo scambio di culture calcistiche nel mondo, l’abilità di tecnici e giocatori abbiano reso possibile il passaggio da una situazione originaria dove si giocava senza distinzione tra difensori e attaccanti ad una situazione dove l’organizzazione del gioco risulti fondamentale per il conseguimento del risultato.
La storia del calcio è segnata dal passaggio di autorevoli personaggi.
Nella nostra memoria sono impressi in maniera indelebile campioni che, con le loro qualità e gesta, hanno acceso la nostra fantasia.
Allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere l’operato di molti allenatori che hanno messo in condizione questi campioni di valorizzare e dimostrare queste superiori qualità.
Con il loro lavoro hanno di volta in volta trovato il modo o la soluzione per imporre la propria squadra superando le strategie avversarie esistenti e segnando di conseguenza il percorso del calcio e soprattutto della tattica ad esso applicata.
L’evoluzione della tattica ha portato alla formazione di squadre sempre meglio organizzate e per questo superabili con maggiori difficoltà.
Considerato che il calcio non è una scienza ma era e rimane un gioco, mi chiedo quale senso possano avere i numeri che tanto si utilizzano adesso per descrivere un sistema di gioco, se non per indicare uno schema di partenza e dare l’idea di come una squadra possa affrontare la gara.
Nel mio caso parlare di 3–3–4 significa infatti mettere in risalto quella che è la prerogativa del tipo di gioco che svilupperà la squadra.
Viene naturale osservare che la squadra gioca su due linee: quella di attacco e quella di difesa.
Lo sviluppo del gioco, sia nella fase di possesso palla che nella fase di non possesso esalta le caratteristiche dei giocatori nei rispettivi ruoli e dà, nel caso degli attaccanti, ampio spazio al coraggio, all’estro ed alla fantasia.
Io che considero il calcio una passione vera e profonda, provo una sensazione particolare nel vedere la squadra che si propone in campo per la gara con coraggio e disposta positivamente alla sfida con l’avversario.
Vivere quotidianamente questo gioco, ricercando e studiando diverse soluzioni, mi ha portato a provare direttamente in campo con la squadra tutto ciò che di bello questo sistema ci mette in condizione di fare.
Lavorando in questo modo è capitato che determinate soluzioni tattiche mi siano state suggerite dall’atteggiamento o dalla disponibilità degli stessi giocatori.
Ricordo particolarmente una stagione passata in cui mi sono trovato a disposizione numerosi attaccanti di notevole qualità e personalità; era un piacere vederli destreggiarsi e così, per farli convivere assieme e per ricreare l’equilibrio, ho inserito a centrocampo giocatori con caratteristiche difensive o dei difensori disponibili a sostenerli.
Loro stessi si resero conto che i compagni di attacco si potevano trovare spesso in situazione di uno contro uno con l’avversario e con la possibilità di creare costantemente azioni pericolose con gli altri attaccanti.
Nell’arco della mia esperienza d’allenatore, passando dalle varie categorie dai dilettanti ai professionisti, attuando anche altri sistemi, la cosa che più ho perseguito è la partecipazione e il coinvolgimento dei giocatori nell’interpretare il sistema di gioco proposto.

 

CAPITOLO 1

Principi del gioco nella fase di non possesso palla:
1. Attacco al portatore di palla limitandone la visione di gioco
2. Pressione e presa di posizione di anticipo sugli avversari vicini alla palla
3. I giocatori distanti dalla palla prendono una posizione di copertura e di anticipo sugli avversari
4. Priorita’ di copertura delle zone centrali del campo
5. L’azione difensiva si svolge prevalentemente sul movimento della palla e non dell’avversario.

1. Attacco al portatore di palla limitandone la visione di gioco

Tutta la squadra, ed in particolar modo gli attaccanti, deve uscire sul portatore di palla avversario e sui giocatori ad essa vicini. L’obiettivo è di non far vedere il gioco e di costringere l’avversario ad una giocata affrettata (fig. 1).

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I compagni hanno quindi la possibilità di poter intervenire conquistando palla o respingendo la stessa.
Ai fini di una buona riuscita dell’azione è di fondamentale importanza che l’attaccante non ricerchi personalmente la conquista della palla. Deve pressarlo e poi eventualmente accompagnarlo (se porta palla), evitando così di farsi superare e non permettendogli di giocare una palla libera che metterebbe i compagni di centrocampo e difesa in difficoltà di intercettamento.

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Lo stesso principio, anche se in forma minore, vale per i centrocampisti che lo useranno prevalentemente come azione atta a guadagnare tempo per permettere ai compagni, sopra e distanti dalla palla, di riprendere posizione e riequilibrare la squadra.

2. Pressione e presa di posizione di anticipo sugli avversari vicini alla palla

Mentre un giocatore attacca il portatore di palla avversario, i compagni vicini fanno pressione sugli avversari prendendo una posizione di anticipo. Gli attaccanti assumono una posizione di copertura di spazi e di eventuali passaggi laterali.

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Questo atteggiamento limita la squadra avversaria nel fare il proprio gioco, soprattutto se inizia l’azione con palla prevalentemente a terra dalla propria difesa. La costringe così a cambiare atteggiamento o a correre maggiori rischi in fase di possesso nella sua metà campo. Con questo aumenta la velocità del passaggio e la difficoltà di cercare e trovare soluzioni.

3. I giocatori distanti dalla palla prendono una posizione di copertura e di anticipo sugli avversari

Tutti i giocatori distanti dalla palla assumono una posizione o di copertura (quelli sulla diagonale rispetto alla palla) difensori e centrocampisti o di anticipo su un avversario (quelli sulla verticale rispetto alla palla).

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Questo atteggiamento è molto importante perché permette ai difensori e ai centrocampisti di esaltare quelle che sono le proprie qualità (vedi caratteristiche). I giocatori avversari sono costretti così a ricercare sempre soluzioni in velocità, aumentando perciò il rischio di errore.

Il movimento sulla palla di uno dei difensori o centrocampisti corrisponde sempre al movimento di copertura dei compagni di reparto.

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Gli attaccanti, una volta superati dalla palla, devono rientrare centralmente e possibilmente sopra la linea della palla. I centrocampisti e i difensori fanno un movimento di copertura delle zone centrali.

4. Priorità di copertura delle zone centrali del campo

La zona centrale del campo rimane prioritaria nella fase difensiva e la squadra deve lavorare, durante la gara, con riferimento costante a questo principio.
I 3 centrocampisti e i 3 difensori devono mantenere le distanze tra i due reparti e assumere una posizione centrale quando la palla è centrale o leggermente decentrata se la palla è laterale.

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Gli attaccanti una volta superati dalla palla hanno come obiettivo gli avversari liberi nelle zone centrali del campo perciò la loro corsa sarà rivolta ad essi.

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Il compito di presidiare e di intervenire sulle fasce laterali della metà campo difensiva è compito esclusivo di centrocampisti e difensori.

5. L’azione difensiva si svolge prevalentemente sul movimento della palla e non dell’avversario

Risulta logico pensare e prevedere che il movimento dei centrocampisti e dei difensori venga fatto, salvo rare eccezioni, solo sulla palla.
Questo comporta centralmente delle difficoltà (che troveremo poi negli svantaggi di questo sistema) ma anche delle facilitazioni nel leggere le situazioni che sistematicamente si creano nella gara, semplificando, in un certo qual modo, il lavoro dei centrocampisti e dei difensori.
Con questo principio si può sopperire alla eventualità di una superiorità numerica dell’avversario.

Il difensore non accompagna il movimento dell’attaccante, ma va ad attaccare palla quando viene effettuato il passaggio su uno dei giocatori.

Il difensore non accompagna il movimento dell’attaccante, ma va ad attaccare palla quando viene effettuato il passaggio su uno dei
giocatori.

La rotazione all’indietro degli altri giocatori determina le coperture e l’equilibrio della squadra.

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