Riflessioni sull’evoluzione del  calcio

“… La Juventus è una squadra che quando perde, impara: non perde, o vince o impara; il Napoli conosce solo un modo di stare in campo, che è quasi la perfezione: quindi il Napoli, senza la perfezione, è andato fuori ai sedicesimi di Europa League contro il Lipsia, va fuori con l’Atalanta in Coppa Italia..la Roma, per esempio, in Champions League è andata avanti in un girone più difficile e ha fatto fuori l’Atletico Madrid, il Napoli è andato a casa con lo Shakhtar, che è una buona squadra, ma è andato fuori. E allora si è visto superare, nonostante questa bellezza unita all’efficacia; il Napoli deve sempre ricercarla questa perfezione… il Napoli può gestire durante la partita ma non durante la settimana, nella preparazione alla gara, deve ricercare e vivere sulla perfezione… tanto è vero che quest’anno ha aumentato le sue conoscenze, e dove non la ritrova (la perfezione ndr) durante i novanta minuti, la trova caratterialmente, la trova anche quando il ritmo è più basso, quando gli avversari sono più forti; quindi, ha messo una cosa in avanti, le conoscenze, che però nel percorso, nelle partite cruciali, sono venute a mancare…”

Daniele Adani, post partita di Napoli-Roma 03/03/2018

Prendo spunto dalle parole di Adani, mai scontate e dense di significati, per portare avanti una riflessione che mi impegna da qualche mese.

Quale sarà l’evoluzione del calcio? Quali espressioni di questa evoluzione del calcio possiamo già intravedere?

In Italia lo scudetto è conteso da due squadre molto diverse tra loro, ciascuna delle quali incarna un espressione del gioco: lasciamo da parte un attimo la Juventus, anche se verrà richiamata in causa incidentalmente più avanti, per soffermarci sul Napoli. Oggetto delle mie riflessioni è stata sopratutto la natura del gioco di questa squadra, per capirne appieno anche il ruolo e il posto nell’evoluzione del gioco e sono arrivato a queste conclusioni:

il Napoli ricerca e ricrea un ordine nel campo grazie a forme di gioco fisse, schematiche, che hanno, nella esaltazione della velocità di esecuzione, la chiave di volta per far brillare questo ordine di bellezza ed efficacia, seguendo e ricercando principi di gioco di un calcio offensivo, da protagonisti (per esempio, costruzione dal basso, mobilità e rotazioni, palla avanti-palla dietro-palla in profondità ecc…).

Le parole di Adani mi sembrano confermare queste ipotesi, specie quando parla di perfezione nello stare in campo; il Napoli conosce un modo di stare in campo, di esprimere il suo gioco, creando un sistema, esaltato dalle qualità dei singoli e dal controllo del tempo di gioco, espressione di bellezza ed efficienza del gioco. Un gioco, però, che è sempre lo stesso e che richiede sempre una velocità di esecuzione perfetta per essere efficiente, a prescindere dagli avversari e dagli interpreti, dalle parti, di questo sistema: in altre parole, il Napoli gioca allo stesso modo contro il Manchester City e la Juventus che contro il Benevento o il Chievo Verona, gioca allo stesso modo con Zielinski in campo o Allan.

Come collocare allora questa espressione del gioco nel contesto evolutivo calcistico?

A mio parere, il gioco del calcio sta prendendo una direzione precisa, una evoluzione che va verso l’origine e la sua più intima natura: Tempo e Spazio risultano essere sempre più i due fattori fondamentali, le lenti tramite cui guardare il gioco; chi controlla il Tempo di gioco e gli Spazi di gioco, avrà il sopravvento: sono fattori che vanno intesi non solo nella loro dimensione assoluta ma anche in quella relativa, cioè del singolo giocatore: infatti protagonista sarà chi riuscirà a controllare il caos, il disordine originario che caratterizza il gioco, modellandone gli elementi per creare un ordine, un’organizzazione, in cui il singolo e i suoi movimenti sono causa ed effetti dell’ordine stesso. I giocatori possono modellare il gioco, trasformarlo.

Indubbiamente, in queste asserzioni possiamo ritrovare e includervi il modello di gioco del Napoli ma con delle riserve, in quanto quella che sembra essere la strada evolutiva del gioco pare comprendere altri elementi, almeno per due ordini di motivi:

1) Il gioco del calcio non si ripete mai allo stesso modo, non si manifesta mai più volte ugualmente, non è idoneo a essere spezzettato e riprodotto in modo sistematico o schematico, non è prevedibile, non esiste un passato da cui si è certi si avrà un determinato futuro, vive nel “qui ed ora”: protagonisti di questo “qui ed ora” sono i giocatori, sono loro che creano espressioni del gioco sempre diverse, che devono ricostruire una continuità di gioco, e non devono farlo in modo meccanico, ma devono esserne loro gli artefici, con i loro Tempo e Spazio di gioco relativi, seguendo delle idee, dei principi di gioco cui dare forma.

Un sistema, un ordine, che esalta e che viene esaltato dal singolo giocatore, il quale però mantiene la propria libertà di scegliere e quindi di pensare.

2) Il gioco è formato da vari elementi, uno di questi è la squadra avversaria: entrambe le squadre concorrono a trasformare il contesto di gioco, a modellarlo. Come può un tale fattore non incidere sull’espressione di gioco che voglio proporre? E sopratutto, non considerare l’avversario non porta nemmeno a una piena comprensione della realtà del gioco così come si manifesta; sarebbe come pretendere di risolvere dei problemi pratici di matematica avendo omesso di studiare una parte della teoria su cui vertono i problemi stessi. Questo non vuol dire che l’elemento avversario determina in tutto e per tutto quello che dev’essere il gioco dell’altra squadra, ma che concorre a comprendere il gioco nella sua interezza e complessità e, in un certo senso, aiuta a capire come manifestare, come dare forma alle mie idee, principi di gioco.

Queste due precisazioni sono, a mio parere, fondamentali nel tratteggiare e definire questo percorso evolutivo del gioco. Vediamo sempre più squadre che, nelle loro espressioni di gioco, mettono in campo principi di gioco con forme sempre diverse, e la manifestazione di questi principi differisce di partita in partita anche a causa degli avversari e del loro modello di gioco.

Per scivolare sul campo pratico e provare a capire le espressioni di gioco di alcune squadre, possiamo constatare come il Napoli non sembra rispettare queste due condizioni appena trattate mentre la Juventus è maestra nel manifestare il suo gioco in forme e modi sempre diversi, a seconda degli interpreti e degli avversari, e non solo: Guardiola e le squadre da lui allenate negli ultimi anni hanno fornito un impulso fondamentale all’evoluzione del gioco, insieme a tutta la nuova scuola di pensiero spagnola, per non parlare dell’impronta che stanno lasciando le scuole di allenatori sia tedesca che portoghese (Nagelsmann, Tuchel, Fonseca ecc…).

Alcuni esempi concreti di ciò di cui ho scritto finora, li possiamo trovare in precedenti lavori presenti tra l’altro in questo stesso sito:

Sui principi di gioco e la loro supremazia rispetto a moduli e giocatori, si veda: http://www.obiettivorganizzazione.it/juventus-allegri-bonacci/

Sull’importanza degli avversari nel preparare la strategia di gara( strategia che si pone un gradino al di sopra della tattica) come piena comprensione della realtà del gioco rispettando i propri principi di gioco, si veda:

http://www.obiettivorganizzazione.it/strategia-guardiola-napoli-sarri/

http://www.obiettivorganizzazione.it/strategia-allegri-napoli-juventus/

http://www.obiettivorganizzazione.it/roma-strategia-spalletti/

http://www.obiettivorganizzazione.it/4-2-3-1-strategia-allegri/

http://www.obiettivorganizzazione.it/4-2-3-1-4-3-1-2-strategia-allegri/

http://www.obiettivorganizzazione.it/4-2-3-1-inter-spalletti/  

http://www.obiettivorganizzazione.it/juventus-principi-difensivi/

http://www.obiettivorganizzazione.it/juventus-champions-fase-possesso/

(gli ultimi sei articoli sono stati curati da Renato Montagnolo).

Francesco Bonacci

09/03/1994 Arezzo

Studente universitario

Collaboratore e Video Analista Tattico

ASD Sangiovannese (Serie D Girone D)

francescobonacci94@gmail.com