L’Atalanta: un “nuovo” tipo di difesa/modo di difendere?

A cura di Francesco Bonacci – Allenatore in seconda e match analyst Aquila Montevarchi 1902 (Serie D Girone E) – Arezzo 09/03/1994 – francescobonacci94@gmail.com

In questo articolo andremo a trattare i principi di gioco e il tratto distintivo della fase difensiva dell’Atalanta di Gasperini. Prima, però, merita rimarcare alcuni dei concetti fondamentali alla base del principio difensivo della difesa a zona e della difesa a uomo.

Difesa a zona:

  • I parametri di riferimento per il difendente sono, in ordine gerarchico, la posizione della palla, la posizione dei compagni, la posizione degli avversari, oltre che il continuo parametro della posizione della nostra porta;
  • Ogni giocatore è responsabile della zona di campo assegnata e dei giocatori avversari in quella zona;
  • Si muove nella zona in funzione ed in dipendenza della posizione della palla;
  • Deve andare in pressione sull’avversario con palla che entra nella propria zona;
  • Deve guardare e sorvegliare le zone limitrofe di competenza dei compagni;
  • La vicinanza di compagni tramite opportuni scaglionamenti in senso orizzontale e verticale consente una continua e costante copertura reciproca;
  • Dilemma del “marco o copro?”, il reparto viene rotto solo dopo che è partito il pallone;
  • Si marca in funzione della palla e quindi si divide equamente il carico di lavoro all’interno della squadra;
  • Si ricerca la densità in zona palla;
  • Elastico difensivo e applicazione del fuorigioco;

Difesa a uomo:

  • Il giocatore è personalmente e individualmente responsabile del comportamento e dell’atteggiamento di un predeterminato avversario durante la gara;
  • I parametri di riferimento per il difendente sono la posizione della palla e dell’avversario, oltre che il continuo parametro della posizione della nostra porta;
  • I compiti e le funzioni vengono determinate dalle caratteristiche tecnico-tattiche e dal sistema di gioco degli avversari;
  • Quanto più l’avversario è vicino alla nostra porta e/o vicino alla zona palla, tanto più la marcatura a uomo dovrà essere stretta, mentre se l’avversario si trova lontano dalla palla la marcatura potrà essere allentata, in modo da essere in grado sia di pressare l’avversario nel caso riceva palla sia di coprire uno spazio utile verso la propria porta;
  • I parametri per un’esatta marcatura dell’uomo sono la posizione tra avversario e porta e la possibilità di avere sotto controllo visivo in contemporanea avversario e palla;
  • Più marco, meno copro; il reparto viene rotto prima che parta il pallone per un possibile ricevente avversario;
  • Permette molta pressione sulla palla;
  • Maggiori difficoltà e richieste tattiche al giocatore nella marcatura a uomo rispetto a quella a zona;
  • Si ricerca la parità numerica in zona palla;

Una variante e sintesi di questi due “sistemi puri” è la cosiddetta marcatura a uomo nella zona, in cui, per come viene attualmente intesa, ogni giocatore ha una posizione fissa all’interno dello schieramento della propria squadra e, all’interno della propria zona, effettua un controllo stretto dell’avversario che entra, anche temporaneamente, nel proprio spazio di competenza: così facendo, per esempio, i difensori seguono a uomo i movimenti sul corto degli attaccanti lasciandolo solo quando si muove oltre la linea dei centrocampisti (quindi fuori dalla propria zona di competenza); quindi, la linea difensiva adotta una linea difensiva più individuale che di reparto.

Quindi, come difende l’Atalanta? Prima di darne una definizione, vediamo quali principi mette in pratica tra quelli richiamati e come gestiscono alcune situazioni di gioco:

  • I parametri di riferimento per il difendente sono la posizione della palla e la posizione dell’avversario, oltre che il continuo parametro della posizione della nostra porta;
  • Salvo che non si sia in pressing in zone alte di campo (che vedremo a breve), il giocatore più vicino alla palla va in pressione sul portatore di palla;
  • Nella zona vicino alla palla, si effettua una marcatura stretta degli avversari possibili riceventi rispettando i parametri della marcatura a uomo ricercando il marcamento su linea d’anticipo;

  • Nelle zone lontane dalla palla, la marcatura sull’avversario sarà allentata in modo da essere in grado sia di pressare l’avversario nel caso riceva palla sia di coprire uno spazio utile verso la propria porta

  • Inoltre, in base al parametro di riferimento della palla, differisce il tipo di marcatura sui possibili riceventi avversari: se la palla è pressata, la marcatura sui possibili riceventi è stretta; se, invece, la palla non è pressata, la marcatura sui possibili riceventi è allentata ma comunque aggressiva qualora venga giocata la palla;

  • Infatti, si ricerca la parità numerica in zona palla, mentre nelle zone lontano dalla palla si ricerca comunque la superiorità numerica difensiva lasciando un avversario solo sul lato debole in zone alte (per esempio, terzino avversario opposto);

  • Ogni difendente non segue un predeterminato riferimento avversario in ogni zona del campo: infatti, fino a che vi è spazio e tempo per la giocata, ogni difendente, nella zona vicino alla palla, segue il proprio riferimento avversario sia in avanti che indietro; quando la palla si allontana dalla zona o va fuori, e vi è tempo e spazio, il difendente ritorna nella sua posizione per ricomporre la struttura difensiva (se l’azione prosegue, può darsi che vada poi in pressione su un giocatore diverso rispetto al precedente);

  • Ha poco senso parlare di quando si rompe la linea difensiva, se prima o dopo la giocata per un possibile ricevente; ciò che conta è la zona vicino alla palla e gli avversari che si muovono in essa;

  • Verosimilmente la palla si muoverà in più zone di campo nell’arco della partita, quindi il carico di lavoro sarà comunque equamente distribuito all’interno della squadra, il che non è scontato nel caso in cui, invece, ogni difendente fosse chiamato a seguire il proprio predeterminato riferimento avversario;

  • Nelle zone vicino alla palla, si effettueranno corse più brevi possibili seguendo il proprio riferimento avversario perché si evita l’alternanza di corse di copertura e di pressione, in avanti e indietro: il movimento degli avversari in un dato spazio sarà comunque inferiore al movimento richiesto al difendente per la copertura dello stesso spazio;

  • Elastico difensivo su risalite della palla e retropassaggi lunghi, per mantenere struttura compatta e vicinanza ai riferimenti avversari, con applicazione individuale del fuorigioco;

 

Questo modo di difendere dell’Atalanta, a ben vedere, non integra totalmente né i principi della difesa a uomo né di quella a uomo nella zona né tantomeno di quella a zona. Possiamo però dire che integra parzialmente tutti e tre questi sistemi in una forma ibrida di principi difensivi!

Se volessimo darne una definizione, dobbiamo prima però specificare bene la definizione di difesa a uomo nella zona: infatti, in questo caso, la zona cui si fa riferimento è la zona di competenza del difendente. L’Atalanta, invece, possiamo dire che difende a uomo nella zona vicino alla palla, non in quella di competenza del difendente! Forse, potrebbe essere una ulteriore variante e sintesi dei due sistemi puri difensivi a uomo e a zona.

Inoltre, l’Atalanta muta il proprio atteggiamento quando si trova in fase di pressing alto: in questo caso, come si vede nel video, l’Atalanta effettua un pressing con marcature predeterminate uomo contro uomo (in base alle caratteristiche e al sistema di gioco avversario). Qui vi è una integrale applicazione dei principi della difesa a uomo in fase di pressing, che porta erroneamente a credere che l’Atalanta gestisca con “duelli a tutto campo” l’intera partita. Sostanzialmente, l’Atalanta ha creato una ulteriore ibridazione all’interno del suo sistema difensivo, la quale, tra l’altro, è la medesima soluzione adottata dalla Juventus di Allegri quando pressava alto gli avversari. La strategia è efficace per impedire agli avversari di costruire dal basso costringendoli a giocare la palla sopra e sfruttare le doti sui duelli aerei. Gasperini e Allegri, considerati allenatori estremamente diversi e con differente atteggiamento verso il rischio, hanno adottato gli stessi principi in fase di pressing alto…questo dimostra come la realtà sia sempre più complessa delle facili etichette (difensivista, offensivo e spregiudicato ecc…).

 

Considerazioni metodologiche:

Come allenare un sistema difensivo come quello dell’Atalanta?

Sia per l’atteggiamento mentale-emotivo e per la predisposizione richiesta, questo modello difensivo merita che venga allenato con mezzi di allenamento che richiamano i principi della difesa a uomo!

L’aggressività, la volontà di recuperare la palla sradicandola dagli avversari, l’attenzione sui riferimenti avversari, i principi del marcamento su linea d’anticipo, la continua pressione sull’avversario ed il lavoro fisico-atletico richiesto, sono tutti elementi maggiormente allenabili attraverso situazioni di difesa a uomo, quali ad esempio:

  • Partite (dal 3vs3/4vs4 al 11vs11) in cui ad ogni giocatore viene assegnato un giocatore avversario, e viceversa, a cui solo lui può rubare la palla, gli altri giocatori possono lavorare solo sull’intercetto;

  • Partite con sponde verticali ai lati delle porte, per esercitare l’attenzione sui riferimenti avversari e la marcatura soprattutto a ridosso della porta;

  • Esercitazioni tattico individuali-tecniche sulla gestione della marcatura, dei duelli e relative combinazioni tra i giocatori avversari;