Intervista a Giancarlo Fornei, Formatore Motivazionale & Mental Coach, autore di cinque libri elettronici formativi (ebook), tutti pubblicati con la Bruno Editore di Roma, nonché di altri quaranta infoprodotti (tra ebook, audio corsi, mp3) sulla Crescita Personale. Dopo aver letto l’intervista, il consiglio è di visitare il blog del libro in questione, nel quale si possono trovare tantissime altre informazioni utili:
http://come-allenare-la-mente-a-vincere.blogspot.it/

Domanda. Salve coach, la ringrazio per avermi concesso il piacere di intervistarla. Nel suo ultimo libro “Come allenare la mente a vincere nello sport” viene individuato un percorso formato da sette step utili al singolo atleta. Quello che le chiedo io è, su quali punti dovrebbe maggiormente focalizzarsi un allenatore per allenare la sua squadra a essere vincente?

Risposta. Il piacere è tutto mio.
L’errore tipico in cui gli addetti ai lavori potrebbero incorrere è quello di “usare” l’allenamento mentale in maniera occasionale, passando da uno step all’altro, senza alcuna logica di programmazione, ma solo in funzione degli stati d’animo del momento (la squadra perde, si ricorre ad una delle tecniche di allenamento mentale sperando che funzionino per magia).
Comprendo bene il desiderio di ogni allenatore di allenare la sua squadra a essere vincente e, magari, di poterlo fare in breve tempo, ma… la mente umana – proprio come il fisico – ha bisogno di tempo per essere allenata e dunque, i sette step vanno visti come gli anelli di una catena: se uno degli anelli è debole, la catena si spezza. Se uno degli anelli manca, la catena risulta corta.
Un allenatore interessato a sviluppare l’allenamento mentale nella sua squadra, dovrebbe introdurre un protocollo ben definito, che tenga conto di tutti gli step che ho evidenziato nel libro. Un protocollo che scandisca tempi e metodiche chiare e programmate. L’ideale sarebbe di sviluppare i sette step di base affiancando l’allenamento mentale alla tradizionale preparazione pre-campionato della squadra, per poi lavorare sulle problematiche dei singoli giocatori durante il campionato.
Mi spiego ancora meglio: l’allenamento mentale non si può improvvisare e l’uso sporadico di uno step o di una tecnica, difficilmente permette ad un allenatore di trasferire una mentalità vincente ad una squadra o di aumentare seriamente le performance sportive di singoli e collettivo.

D. Quanto è importante, a suo avviso, riuscire a emozionare un gruppo, una squadra? Può essere considerato la chiave per avere sempre giocatori motivati? Come fare per emozionarli?

R. La vita è tutta un’emozione. Lo sport non si discosta e dunque, saper “emozionare” i propri giocatori è assolutamente fondamentale per ogni allenatore. Gli allenatori vincenti, sono quelli che hanno CARISMA, che riescono a farsi seguire dai propri giocatori in ogni situazione e condizione.
Come essere un allenatore carismatico?
Con l’esempio. Solo con l’esempio.
Potranno mai i giocatori essere motivati ed entusiasti se il loro allenatore è “negativo” e vede sempre nero? Potranno mai i giocatori emozionarsi prima in allenamento e poi in partita, se il loro allenatore fa svolgere allenamenti piatti, monotoni, privi di ogni stimolo emozionale?
Essendo due domande retoriche, la risposta è ovviamente NO!
L’allenatore deve essere un MENTORE, un punto di riferimento per i suoi giocatori. Una guida, un esempio vivente. Da notare che i giocatori (ma anche i figli) non fanno quello che l’allenatore dice loro, ma seguono e imitano quello che l’allenatore fa. Gli esempi sono più vincenti di ogni parola detta, di ogni frase pronunciata.
Purtroppo, il carisma non è qualcosa che si possa acquistare al supermercato, ma fortunatamente, lo si può sviluppare. I segni distintivi di un allenatore carismatico sono:
autorevolezza (da non scambiarsi con l’autorità arrogante);
autostima e sicurezza in se stesso;
senso di responsabilità;
capacità comunicativa e relazionale;
capacità di motivare le persone;
capacità di ascolto (ascoltando con attenzione, spesso si risolvono molti problemi);
capacità organizzativa e di delega;
saper gestire le persone.
Per tornare alla domanda specifica, le emozioni sono stati d’animo e si trasferiscono a chi abbiamo vicino, siano esse negative o positive. Limitanti o potenzianti.
Come fare per emozionare e motivare i giocatori?
Nel modo più banale che esista: mostrandoci a nostra volta motivati ed entusiasti di quello che facciamo! Deve crederci per primo l’allenatore e poi trasferire il suo entusiasmo alla squadra, ad ogni singolo giocatore. L’entusiasmo è una delle leve motivazionali più importanti che esistano al mondo, capace di trascinare folle. Usiamolo per trascinare alla vittoria la nostra squadra.

D. Lei scrive: L’ancoraggio è un processo tramite il quale si associa una risposta interna a qualche stimolo esterno, in modo che sia possibile riaccedere alla reazione in modo veloce e, talvolta, in maniera nascosta. Quali consigli darebbe ad un allenatore per trovare l’ancora giusta che stimoli in positivo i propri atleti?

R. Esistono molti tipi di “ancore”: visive, auditive, cinestesico sensoriali (ovvero, collegate al nostro corpo). Premesso che sarebbe opportuno lavorare su ogni singolo giocatore per comprendere quale sia l’ancora giusta che lo stimoli in positivo, sono convinto che una delle ancore motivanti più interessanti che un allenatore potrebbe usare è quella musicale. La musica è fenomenale, è in grado di stimolare le persone come poche altre cose.
Se io fossi il mental coach di un allenatore, introdurrei la musica sul campo, variandola nel genere e nei brani da ascoltare, dalla fase di allenamento al pre-partita. Quasi ogni fase di allenamento potrebbe essere supportata da un determinato tipo di musica, sino ad arrivare ai minuti precedenti la partita, dove chiusi nello spogliatoio, i giocatori indossando un paio di cuffie, potrebbero ascoltare un certo bravo musicale scelto appositamente per stimolare in loro gli stati d’animo positivi, come concentrazione, grinta, determinazione, e altro.
Magari facendo un passo in avanti ed inserendo prima del brano musicale e alla fine, una frase motivante studiata ad hoc, una sorta di MANTRA per il giocatore, o meglio, per tutta la squadra, da ripetersi in campo, ad alta voce, formando un cerchio prima della partita e abbracciandosi tutti, panchina e allenatore compresi.

D. Il mestiere dell’allenatore è tutt’altro che semplice, una squadra va gestita sotto molteplici aspetti: tattico, tecnico, fisico, mentale. Se per quanto riguarda gli aspetti tattici, tecnici e fisici gli allenatori spesso si affidano a collaboratori “specializzati”, il mental coach è una figura attualmente poco diffusa in Italia. Quanto credi possa essere importante questa figura per uno staff tecnico e per una squadra? All’estero è più o mena diffuso il ruolo del mental coach?

R. Essendo parte in causa, la mia risposta è scontata: considero questa figura FONDAMENTALE!
Purtroppo, in Italia, siamo ancora all’età della pietra. Sono poche le società sportive che utilizzano, in maniera costante, i protocolli di allenamento mentale ed hanno mental coach o psicologi dello sport nei loro staff. Un mental coach preparato, professionale e serio, lavora SEMPRE per il bene della squadra o del giocatore. E’ dunque un supporto prezioso per l’allenatore, che potrebbe avvalersi della sua figura per aumentare le performance dei singoli giocatori e della squadra tutta.
Ci tengo a sottolineare come l’allenamento mentale, non soltanto aiuta i giocatori e la squadra a migliorare le performance sportive, ma rafforza gli stessi giocatori che, prima di essere sportivi sono esseri umani e dunque, li prepara ad affrontare e superare i momenti difficili della loro vita che, purtroppo, inevitabilmente ci saranno.
Pensa per un solo istante cosa potrebbe fare (in positivo) l’allenamento mentale nei settori giovanili, andando a rafforzare l’autostima dei tanti ragazzi e ragazze, che spesso, si arrendono prima ancora di cominciare.
All’estero? A parte gli Stati Uniti, dove l’allenamento mentale è nato, basterebbe che le nostre società sportive “guardassero” alle vicine Inghilterra e Spagna, dove la figura del mental coach è praticamente in quasi tutti i club più importanti. E dove, ancor più significativo, i settori giovanili sono costantemente seguiti e supportati da figure professionali come i mental coach.
E’ paradossale che il più importante mental coach europeo sia un italiano, tale Christian Lattanzio, che per diventare famoso è dovuto “scappare” dall’Italia e andare in Inghilterra, dove numerosi club inglesi hanno fatto a gara per aggiudicarselo.

D. Ultima domanda: ci sono differenze tra un allenamento mentale adatto alla prima squadra ed uno adatto ai settore giovanili?

R. Secondo me, sì! 
Io, per esempio, non utilizzerei mai le tecniche di visualizzazione su dei bambini o adolescenti. Sono troppo invasive e se usate male, potrebbero causare anche dei danni.

Mentre l’allenamento mentale nella prima squadra è volto a creare i presupposti per migliorare le performance sportive dei singoli atleti prima, e della squadra dopo, nei settori giovanili vedo bene l’allenamento mentale come strumento motivazionale e di crescita personale, di preparazione alla vita. Una sorta di “sviluppatore” di sana AUTOSTIMA.
I giocatori della prima squadra e i bambini/adolescenti dei settori giovanili, hanno esigenze diverse. Mappamondi semantici diversi, esperienze di vita diverse. Dunque, sono assolutamente convinto che diverse devono essere anche le metodiche di allenamento mentale e, se me lo permetti, diverso deve essere anche l’approccio dell’allenatore.
Se per la prima squadra il CARISMA dell’allenatore è fondamentale per aiutarla a vincere, nei settori giovanili la figura dell’allenatore diventa importantissima; oserei affermare determinante.
L’allenatore dei settori giovanili deve essere un MENTORE e una GUIDA per tutti i suoi atleti, ricordandosi SEMPRE, che il suo esempio è molto più importante di quello che dice.
Considero il lavorare sui settori giovanili importantissimo e, paradossalmente, se mi chiamasse una società sportiva per affiancare l’allenatore della prima squadra, accetterei solamente se mi permettessero di “lavorare” anche con i giovani.

Un saluto a tutti i lettori ed un grazie a te per le gentili domande – tra l’altro molto interessanti – che mi hanno permesso di fare ulteriore chiarezza sull’allenamento mentale nello sport.