Marcelo Bielsa è un allenatore molto stimato e rispettato a livello mondiale.
Il modello di gioco che attua con le sue squadre è caratterizzato da vari aspetti ma, per quanto riguarda la fase di non possesso, emerge prepotentemente il sistema di marcature individuali che viene messo in atto contro tutte le squadre.

Così scrive Fabio Barcellona su l’Ultimo Uomo:

All’origine c’è la filosofia del tecnico dell’OM in fase di non possesso palla, che senza troppi giri di parole possiamo definire come qualcosa di molto simile ad un sistema di marcature a uomo.
Cioè: al di sotto della linea del pallone i principi di marcatura dell’avversario sono prioritari rispetto al mantenimento delle posizioni e delle distanze reciproche: si prende l’avversario presente nella propria zona di competenza e lo si marca individualmente per tutta l’azione, lasciandolo solamente in caso di cambio di marcatura con un compagno.
È chiaro che un modello così concepito di marcature individuali destrutturi l’ordine della squadra in fase difensiva, ma per Bielsa è più importante marcare gli avversari che presidiare gli spazi.

Ma come si allenano le abilità difensive individuali? Ecco qua un video che riprende gli allenamenti della nazionale argentina nel periodo in cui Bielsa ne era il commissario tecnico, con un commento di Emanuele Tedoldi, già autore di un articolo sulla fase di non possesso del Bayern di Pep Guardiola:

“Lui denuda i suoi giocatori. Un giocatore di una squadra di Bielsa non può mai nascondersi.” (Andoni Iraola, capitano dell’Athletic Bilbao di Bielsa).
Ciò che dice Iraola vale tantissimo per la fase difensiva: lavorando di fatto 1vs1 a tutto campo Bielsa rende protagonisti tutti i giocatori, non c’è nessun giocatore che può permettersi di “fare il compitino”, nessun giocatore che può nascondersi perché protetto dai suoi compagni più bravi di lui.
Secondo me un aspetto molto interessante è che Bielsa alleni una vera e propria “tecnica difensiva”: spesso infatti si tende a considerare la fase difensiva come esclusivamente tattica e collettiva, mentre El Loco dimostra come in realtà esista anche una tecnica in fase di non possesso. Per questo lui insiste molto sul corretto anticipo, sul contrasto, sull’intercetto aereo, su come bloccare un tiro o un cross… La fase difensiva non è solo una questione di scelte tattiche, ma risulta di estrema importanza anche il “come” vengono messe in atto queste scelte, quindi credo sia corretto parlare di “tecnica difensiva”. Non basta infatti, ad esempio, allenare i nostri giocatori a scappare all’indietro su lancio lungo degli avversari, perché questo lancio lungo dovrà essere intercettato se possibile: quindi il giocatore deve sapere come effettuare uno stacco corretto e un giusto colpo di testa per poter respingere la palla (a volte i tempi sono talmente ridotti che si è costretti a colpire di testa mentre si sta scappando all’indietro e questo comporta una tecnica differente). Il rapporto io-palla esiste anche nella fase difensiva in tutti quei momenti (anticipo, contrasto, scivolata…) in cui il difensore viene a contatto con il pallone e che sono anche i momenti determinanti poiché si può riconquistare la palla e/o impedire una rete.
Bielsa poi lavora anche sugli errori, o meglio, su quale comportamento utilizzare per rimediare all’errore. Il primo esercizio che si vede nel video (e nell’immagine qui sotto) è un chiaro esempio: anticipo il mio avversario diretto, ma non riesco a tenere la palla nei piedi, palla che quindi ritorna all’avversario che ha effettuato il passaggio; a questo punto io difensore devo recuperare la mia posizione difensiva tra il mio avversario diretto e la porta, perché nell’effettuare l’anticipo sono andato inevitabilmente fuori posizione.
tedoldi