Antonio Conte è un allenatore che fa un uso maniacale dell’analisi video. Notiamo alcuni particolari in questo estratto del libro di A. Alciato, Metodo Conte. Dentro lo spogliatoio: allo scoperta dei segreti che nessuno ha mai raccontato, Vallardi, Milano 2015

“Anche Conte abita in qualche fotografia, appesa qua e là sui muri del centro tecnico di Coverciano. Ed è un miracolo che gli scatti non siano venuti sfocati. Il suo è un moto perpetuo, nevrotico ma allo stesso tempo calcolato. Impossibile da fermare, difficile da immortalare. La velocità di crociera è quella di una nave che punta dritta con la prua il prossimo porto, e il prossimo porto è sempre l’ultimo, perché in questo viaggio non sono previste fermate intermedie. Sarebbero una perdita di tempo, energie sprecate senza un fine. È più probabile riuscire a catturarlo in un video: con una telecamera lo puoi rincorrere, anche quando scappa, e (ri)prendere, magari per sfinimento.
E poi i video gli piacciono da morire. Mica per vezzo. Per necessità. Sono la sua colla speciale per tenere insieme i pezzi di una squadra e di una storia, per appiccicare l’ego di chi si sente un numero primo al proprio destino, che è quello della solitudine. Essere divisibile solo per uno o per sé stesso, all’interno di un gruppo, è il passo iniziale del cammino verso il non ritorno. Non va bene.
Io lo dicono gli egoisti, noi lo pronunciano i vincenti. La parola vola, lo scritto rimane, ma l’immagine inchioda, in particolare quando sei un calciatore che – in maniera volontaria o meno – tenta di contestare gli errori commessi. Conte fa riprendere dai propri collaboratori tutti gli allenamenti e ovviamente, quando si gioca una partita ufficiale, un minuto dopo il fischio finale dell’arbitro si fa consegnare il dvd dell’intero incontro dalla televisione che in quel momento detiene i diritti di trasmissione. Per non perdersi nulla, di solito, spedisce anche suo fratello in tribuna stampa (dall’alto negli stadi più grandi si vede e si capisce tutto molto meglio), con una telecamerina in mano, a caccia di particolari. E un particolare, nel calcio, può determinare il confine fra chi resta in piedi e chi cade. È un filo su cui stare in equilibrio, chi lo scopre per primo sopravvive. Ecco il motivo per cui il commissario tecnico dell’Italia è, in assoluto, quello che usa di più i video; non solo per preparare sfide di qualsiasi tipo – dalle amichevoli a quelle che possono valere un’intera stagione – ma anche, e certe volte soprattutto, per non essere contestato dai suoi quando spiega loro che hanno sbagliato.
Il dvd utilizzato come strumento per responsabilizzare non è una teoria. Si tratta di una certezza e un documento ne dimostra l’autenticità. Nella stagione sportiva 2005/06 Conte era il vice di Luigi De Canio al Siena. Scovare la tesi che ha discusso in quell’annata alla fine del Corso Master di Coverciano (relatore Franco Ferrari) non è stato semplice, perché delle sue cose è molto geloso. Si intitola Considerazioni sul 4-3-1-2 e uso didattico del video, sono 38 pagine (n.d.r. Si può trovare all’interno della biblioteca del Settore tecnico di Coverciano). La quinta è quella interessante. Espone l’idea alla base del metodo: «Attraverso il video», si legge, «l’allenatore ha l’opportunità di trovare informazioni utili soprattutto da un punto di vista tattico e numerosi spunti su cui poter impostare gli allenamenti. Trovo sia fondamentale far rivedere situazioni tattiche di gioco errate, mancanza di movimenti sia offensivi che difensivi e tutto ciò che si reputa importante al fine didattico e migliorabile attraverso gli allenamenti settimanali. È l’allenatore che dal punto di vista tattico determina le regole del gioco della sua squadra, cioè i segnali di comunicazione fra i calciatori nelle due fasi e nelle diverse situazioni di gioco».
Fin qui, un discorso più tecnico che di coaching. Poi, però, ecco l’affondo, il colpo d’artiglio tipico di Conte: «Il video rappresenta una certezza per l’allenatore, in quanto vi sono calciatori che fanno fatica ad accettare la critica e quindi davanti all’immagine dell’errore che hanno commesso non possono trovare scuse. È inevitabile sottolineare che il tutto viene fatto per un fine didattico e non certo per colpevolizzare nessuno. Uno dei problemi più importanti è quello che l’allenatore si pone quando deve dire qualche cosa di importante al singolo. Il dilemma è: davanti a tutti o singolarmente? Personalmente preferisco parlare davanti al gruppo, tenendo però ben presente che le personalità sono differenti. La seduta video viene effettuata alla ripresa degli allenamenti dopo il discorso dell’allenatore; serve come chiusura per la partita appena giocata e come apertura a quella successiva, in quanto gli errori effettuati e appena visti verranno riproposti subito in allenamento».
Concetto del 2006, mai passato di moda. Attuale e amplificato dal prestigio crescente delle squadre allenate: Arezzo, Bari, Atalanta, Siena, Juventus, Nazionale. È un maniaco della precisione, Conte, e quindi anche del video. In serie A, in media, gli allenatori fanno una seduta davanti al maxischermo due volte a settimana: la prima alla ripresa degli allenamenti dopo la partita, la seconda circa quarantotto ore prima che si scenda in campo per l’incontro successivo. Il ct della Nazionale è andato oltre. Molto oltre. La giornata tipo di lavoro dell’Italia prevede due allenamenti fra campo e palestra (uno al mattino e uno al pomeriggio) e una seduta video quotidiana, sfruttando le immagini preparate dall’analista Antonio Gagliardi: il giorno dopo un incontro, l’attenzione è posta sul match appena disputato, per analizzarne errori e movimenti corretti, mentre dal secondo giorno si studiano gli avversari che verranno. Qualcuno sostiene che Conte basi i suoi allenamenti solo sulle squadre che dovrà incontrare, ma questo non è vero. È la spiegazione troppo semplicistica di chi non ne conosce i ritmi di lavoro e la dedizione. La realtà è che lui non lascia nulla di intentato, prova a simulare qualunque situazione possa poi capitare sul campo. Spesso ai suoi, in fase di preparazione, fa fare il cosiddetto undici contro zero, cioè fa provare gli schemi ai titolari dell’Italia senza nessuno sull’altra metà del campo. Una sfida giocata contro i fantasmi. Così allena i movimenti, l’intesa e la memoria, e tutto tornerà utile quando in palio ci saranno i tre punti. Quando non si tratterà più solo di un allenamento. Prima si studia tutto con il telecomando in mano, successivamente si passa alla pratica e agli esercizi. Chi non sta attento, rischia di restare indietro, e se con Conte resti indietro risalire posizioni diventa arduo. Se sbagli è colpa tua, che sapevi con precisione quali erano i compiti da svolgere e invece hai fatto come hai voluto. Il libero arbitrio non sempre è gestito con intelligenza”.