Intraprendenza e Partecipazione. Due possibili chiavi di lettura per l’allenamento del Portiere nel calcio delle transizioni: tesi di Francesco Farioli per il corso di Allenatore dei Portieri Dilettante e di settore giovanile.

Estratto del capitolo 3, Dal modello prestativo alla costruzione dell’Atleta.

La prestazione del portiere durante la gara può essere suddivisa, come anticipato, in diverse componenti.
Esse hanno un’uguale importanza all’interno della prestazione e lavorano in maniera sinergica per il raggiungimento della performance.
Un portiere, al fine di ottenere una preparazione ideale, dovrà cercare di ottenere il completo bilanciamento tra queste quattro componenti: psicologica, condizionale e tecnico-tattica.
In qualsivoglia disciplina sportiva nessun programma di allenamento può prescindere dalla performance di gara ed anzi, ha il compito di ricalcarla nella maniera più fedele possibile.
Soprattutto nel calcio, sport di situazione per eccellenza, è necessario cercare di proporre (e produrre) esercitazioni che riproducano, nelle loro componenti, le varie fasi della gara in cui il portiere è chiamato ad intervenire.
Prendendo in considerazione il modello prestativo del portiere moderno ed esaminando accuratamente le principali gestualità che riguardano il portiere, è stata sviluppata un’analisi generale su quelli che possono essere gli aspetti più importanti nella preparazione di un lavoro settimanale.
In un calcio sempre più spesso legato all’episodio, sia essa una palla inattiva o una situazione di gioco, l’allenamento del portiere deve essere affinato ed incentrato proponendo un lavoro di estrema qualità, che stimoli i nostri atleti ad essere attori protagonisti in ogni possibile situazione.
Nel tempo, il numero di interventi che il portiere effettua in gara è notevolmente aumentato, non snaturando tuttavia la tipologia di intervento che, da sempre, è di breve intensità e di alta qualità. Per far conciliare alta intensità di esecuzione ed alta qualità di riuscita (efficacia ed efficienza), al portiere è richiesta grande intensità mentale, prolungata nel tempo, anche, nei momenti di apparente inoperosità. Nei più recenti studi di match analysis si è verificato come, durante una partita, il maggior numero di interventi del portiere avvenga in situazioni di gestione palla, cioè rinvii, trasmissione e scorrimento palla, rimesse dal fondo.
Nel calcio attuale, uno dei principi fondamentali della fase offensiva è lo sfruttamento dell’ampiezza, che, come conseguenza diretta, porta ad un numero maggiore di situazioni di cross laterali, per aggirare i sistemi tattici difensivi.
Nelle ultime dieci stagioni sono statisticamente aumentati i cross su azione, le palle inattive dirette all’interno dell’area di rigore, i contrasti aerei e i palloni vaganti all’interno dell’area stessa. La gestione dello spazio (lettura profondità e gestione palle laterali) è diventata così la seconda peculiarità di intervento. Basti pensare a quanto, le palle inattive, abbiano inciso sulla media dei goal negli ultimi campionati. I goal su calcio d’angolo, punizioni dirette e indirette, calci di rigore, rappresentano in media il 30-35% dei goal di un’intera stagione in un campionato di massima serie (n.d.r. sul numero de Il Nuovo Calcio di luglio 2015, Gianni Vio scrive che, secondo le ultime statistiche, il numero di gol su palla inattiva è di circa il 42%). Percentuale che aumenta se andiamo a valutare i goal derivanti da quelle specifiche situazioni.
Un portiere attento ed abile a gestire al meglio queste situazioni può spostare, e non di poco, gli equilibri di una stagione.
Le parate vere e proprie su tiri in porta si sono ridotte notevolmente, le squadre sono molto compatte e corte ed il gioco, visualizzando i flussi di gioco, si sviluppa perlopiù all’altezza del centrocampo.
Il portiere, in questo nuovo contesto, riveste un ruolo importantissimo in ogni azione, sia per il supporto vocale alla linea difensiva, sia in fase di costruzione che in fase di riassestamento su attacco avversario. Per svolgere questa compito il portiere deve sapere (conoscenze), saper gestire (capacità gestionali), saper fare (abilità) e saper essere (comportamenti e atteggiamenti).
Come detto in precedenza, nel calcio moderno, la parte centrale del campo, grazie ai nuovi accorgimenti tattici, viene difesa in maniera spesso efficace ed è per questo che molti dei tiri diretti verso la porta arrivano da posizione diagonale.
Molto spesso sentiamo dire che il grande problema dei Portieri del ventesimo secolo sono le nuove tipologie di palloni.
Senza dubbio, e sarebbe sciocco negarlo, i nuovi palloni hanno consentito di aumentare notevolmente le velocità della palla e conseguentemente anche l’imprevedibilità delle traiettorie, complicando, e non di poco, il compito dei “guardia-pali”.
Ma, ancor più che la velocità dei palloni, a mettere in difficoltà i Portieri moderni, è la velocità di esecuzione con la quale si trovano a confrontarsi. Infatti, se alla velocità della palla ci si può abituare (nei campionati professionistici le società si allenano con la stessa tipologia di pallone che utilizzano per la gara) anche grazie all’utilizzo di macchine “sparapalloni” che possono consentire alla palla di raggiungere velocità oltre ai 140 km/h, la vera difficoltà che il portiere si trova ad affrontare è la velocità di esecuzione del calciatore, sempre diversa, sempre imprevedibile, sempre condizionata e condizionabile da una serie infinita di fattori esterni ed interni.

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